A voi il nono e ultimo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Si sa, l’alimentazione è un aspetto importante della nostra vita e ogni giorno tv, giornali e internet ce lo ricordano. Ancor di più in questo periodo tanto caldo e nel pieno dell’estate, siamo bombardati da consigli su come mantenerci leggeri, sul consumo di frutta e verdura, sull’assunzione di liquidi e su come incrementare l’assunzione di vitamine e minerali.

Questi consigli sono sicuramente validi, ma spesso sono troppo generici e non tengono conto di due aspetti fondamentali: come i processi industriali rendono dannosi anche i cibi più semplici e come ogni singolo cibo interagisce con la singola persona.

Per ciò che riguarda i processi industriali, basti pensare che gli animali cresciuti negli allevamenti vengono alimentati con mangimi a loro volta industriali e ricchi di antibiotici e psicofarmaci, i quali vengono assunti anche da noi quando consumiamo la loro carne o beviamo il loro latte o latticini e formaggi da esso derivati. Anche i vegetali non sono al riparo dal tentativo dell’uomo di ottenere prodotti più belli a minor costo, per cui frutta e verdura vengono contaminati da antiparassitari e altre sostanze chimiche, così come le farine: la maggior parte del grano è di origine OGM (geneticamente modificato) e le farine sono sbiancate utilizzando cloro ed altre sostanze chimiche, così come il sale.

Quasi tutto ciò che mangiamo è frutto di processi industriali e ritmi non naturali. Tuttavia, chi pensa che mangiare naturale sia impossibile e che porterebbe a ricerche estenuanti si sbaglia: qualche ricerca e un po’ di attenzione potrebbero risolvere il problema. Ad esempio, basta preferire carni e latte (e derivati) di allevamenti in cui gli animali sono liberi di pascolare, come avviene spesso nelle aziende di minori dimensioni. Allo stesso modo, le verdure e la frutta dovrebbero essere consumate secondo la stagionalità ed acquistate presso un fruttivendolo di fiducia che conosca esattamente quali dei suoi prodotti sono trattati e quali no. Infine, è sempre da preferire il corrispettivo più grezzo di quello che normalmente utilizziamo: zucchero di canna, sale integrale, farina integrale, ecc.

Ma perché tanta importanza all’alimentazione? Semplice: chi mangia bene vive più a lungo e gode di una migliore qualità della vita. Infatti molti studi dimostrano che negli ultimi anni vi è stato un incremento notevole delle intolleranze e delle allergie alimentari proprio a causa delle manipolazioni che i cibi subiscono. A volte però, queste intolleranze sono troppo lievi per essere “scoperte” dai normali test che si fanno per mezzo di analisi del sangue e in più i sintomi più frequenti non sono solo dolori addominali, nausea, gonfiore o difficoltà a dimagrire, cioè sintomi che ci portano ad indagare l’aspetto alimentare, ma anche sintomi come mal di testa, stanchezza cronica, irritabilità e difficoltà di concentrazione, insieme ad altri che non riguardano l’apparato gastrointestinale e perciò non ci spingono ad indagare questi aspetti.

Come sapere se vi sono intolleranze non messe in evidenza dai normali test sul sangue ma che influenzano il nostro benessere? Negli ultimi anni sono è stato messo a punto il sistema delle metasostanze. La novità di questo sistema consiste nell’analizzare le onde elettromagnetiche che il nostro corpo emana e nel metterle a confronto con quelle emanate dai cibi più comuni. In questo modo è possibile analizzare il modo in cui il nostro organismo interagisce con il singolo alimento e come questo influenza il nostro metabolismo; è sorprendente notare che questa analisi è eseguita su dei semplici capelli o peli o su saliva, senza prelievi di sangue, e che consente di stabilire quali sono gli alimenti che influiscono più o meno negativamente sul nostro corpo e di conseguenza sulla nostra qualità di vita.

 

Dr.ssa Frnacesca D’Addabbo

A voi il settimo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Per molto tempo, la bocca è stata considerata una porzione del nostro organismo poco importante, finché si è compresa l’importanza di questo apparato e si è iniziato a studiarlo. Oggi, conosciamo le correlazioni che la bocca ha con l’intero organismo e conosciamo il suo importante ruolo dal punto di vista posturale e sportivo. Un organo che subisce lo stesso destino è la lingua, sebbene oggi si faccia sempre più attenzione a come questo organo interagisca con la postura e con le funzioni cognitive.

Come abbiamo già specificato in un articolo precedente, l’occlusione è in grado di influenzare moltissimo la postura e la pratica sportiva. Pochi sanno però che la posizione dentale e la crescita delle ossa del volto sono correlate strettamente alla funzione linguale. Questo dettaglio è spesso tenuto in poco conto dai clinici ed è spesso causa di recidive ortodontiche, dopo anni ed anni di cure con apparecchi ortodontici. Per questa ragione, il trattamento delle malocclusioni dovrebbe essere accompagnato da esercizi volti alla riabilitazione della funzione linguale.

Tuttavia, la lingua non influenza solo la bocca stessa, ma ha effetti anche a livello della cervicale e a livello oculare, e tramite questi organi, gli effetti della funzione linguale si ripercuotono sull’intero organismo.

Per spiegare questi effetti, dobbiamo tenere conto del fatto che la lingua è innervata da molti nervi, tra cui uno chiamato ipoglosso. Questo nervo, a sua volta, è formato dal alcune fibre nervose che passano dalle prime vertebre cervicali (C1 e C2).

A questo livello vi sono anche i nervi che innervano i muscoli del collo e della base del collo: in questo modo, la postura della cervicale è influenzata dalle funzione linguale e alcuni disagi e dolori muscolari avvertiti in quella zona possono dipendere da una postura linguale scorretta.

A questo livello, inoltre, vi sono i nervi che poi andranno ad innervare i muscoli oculomotori, cioè i muscoli che ci permettono di muovere gli occhi. Ecco trovata la ragione per cui la funzione della lingua influenza ed è influenzata dagli occhi, e può causare mal di testa nella zona sopraoculare, oltre che difetti di convergenza (cioè difetti nel nostro modo di fondere insieme le immagini catturate separatamente da due occhi) e forie (cioè strabismi latenti, impossibili da valutare senza test specifici).

Ancor meno risaputo è il ruolo che la lingua ha nei confronti delle capacità cognitive. La lingua, durante la giornata, dovrebbe appoggiarsi al palato, e la punta della lingua dovrebbe trovarsi poco dietro gli incisivi superiori, in una zona chiamata “spot”. In questa regione si trovano alcuni esterocettori, ovvero organelli che ci mettono in comunicazione con il mondo esterno, che vengono stimolati dalla lingua quando è poggiata lì.

Nella stessa zona emerge il nervo naso-palatino: questo nervo corre nel palato, all’interno dell’osso e solo in quella regione esce dall’osso per innervare la mucosa del palato. Dobbiamo tenere conto che questo nervo, dopo aver preso informazioni dal palato, attraverso complesse vie nervose, va a portare queste informazioni nelle regioni del cervello adibite al controllo della sfera emotiva, dell’apprendimento, della memorizzazione e dell’attenzione (sistema limbico) e anche alle zone che controllano la regolazione metabolica ed ormonale (ipofisi).

Appare chiaro quindi come la postura della lingua sia importante non solo per una corretta postura e per un miglior risultato sportivo, ma anche per il benessere dell’intero organismo, per la funzione visiva e per le funzioni del nostro cervello.

Vuoi sapere se la tua lingua funziona nel modo corretto? Rivolgiti ad un dentista competente o ad un terapista miofunzionale per una visita approfondita!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

Qui a seguire riportiamo l’articolo pubblicato sul periodico “La voce del paese”  – anno V, N 14 – 13 dicembre 2013 – Edizione Gioia del Colle – inerente il “Progetto Salute Orale a Scuola” promosso da Ortomedical Centro Dentale e Terapia Integrata nella persona della Dott.ssa Francesca D’Addabbo.

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immagine da: www.tantasalute.it

L’OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome – sindrome delle apnee ostruttive del sonno) è una diffusa patologia caratterizzata da apnee che avvengono durante il sonno, interrompendo il flusso aereo per diversi secondi.
Anche se i motivi primari per cui la patologia si instaura sono complessi e poco conosciuti, è possibile creare un “identikit” del tipico paziente affetto da OSAS.
In genere i pazienti affetti da OSAS sono uomini obesi di età avanzata, russatori, che dormono più spesso supini (a pancia in su). Questo certo non vuol dire che le donne o i soggetti più giovani o non in sovrappeso non possano soffrire di OSAS!
È importante tenere conto del fatto che spesso le donne che soffrono di apnee notturne manifestano sintomi diversi da quelli classici; possono essere evidenti, insieme all’insonnia, palpitazioni e edema della caviglia.
Il primo sintomo che dovrebbe indirizzare verso un sospetto di apnea ostruttiva notturna è il russamento: questo è dovuto al passaggio dell’aria attraverso le vie aeree di calibro ridotto, provocando la vibrazione dei tessuti molli (il palato molle è ritenuto il maggior responsabile) e il tipico rumore del russamento. Naturalmente, questo non avviene durante l’episodio apnoico.
I segni del respiro ostruttivo, tra cui russare, sbuffare, ansimare, senso di soffocamento, episodi di apnea notati da qualcuno, sono il motivo per cui la maggior parte dei soggetti che soffrono di apnea si rivolgono al medico. I pazienti spesso riferiscono anche risvegli intermittenti, a causa del senso di soffocamento o senza alcuna ragione apparente. Altre volte, invece, i risvegli sono così brevi da non essere ricordati al mattino. A causa dei frequenti risvegli, il paziente che soffre di OSAS, spessissimo lamenta sonnolenza durante il giorno fino ad arrivare, nei pazienti più gravi, a violenti colpi di sonno durante le normali attività quotidiane.
Un altro segno che può aiutare ad identificare la patologia è la presenza di ipertensione. Al contrario di ciò che avviene nei soggetti normali, la pressione sanguigna dei pazienti con apnee notturne è più alta al mattino che alla sera. Nei soggetti affetti da OSAS l’ipertensione diminuisce drasticamente o addirittura scompare del tutto quando si effettua una corretta terapia delle apnee.
Chi si riconosce in questo identikit dovrebbe subito consultare un medico: il medico curante, il pneumologo, l’otorino, il dentista possono aiutare nel riconoscere e curare la patologia.
Questi di cui abbiamo appena parlato sono i sintomi tipici delle apnee negli adulti; è importante tener conto che i bambini, invece, hanno sintomi molto diversi quando soffrono di apnee … ma di questo parleremo in un altro post!

Le scelte terapeutiche nella cura delle OSAS possono essere diverse, proprio per questo può essere difficile per il medico selezionare la migliore cura per quel determinato paziente.
La tendenza odierna è quella di associare alla terapia principale una serie di terapie minori, volte ad aumentare l’efficacia della prima. Queste “terapie associate” consistono nella diminuzione di massa corporea, attraverso la prescrizione di diete e la pratica sportiva; oppure, nel mettere in atto degli accorgimenti che spingano il paziente a dormire di lato e non in posizione supina (a pancia in su), ad esempio cucendo una tasca nella parte posteriore del pigiama in cui inserire una pallina da tennis, in modo da rendere la posizione supina davvero scomoda; infine è importantissimo insegnare al paziente come avere una igiene del sonno ottimale, evitando alcoolici o pasti abbondanti nelle ore serali, andare a letto sempre alla stessa ora, evitare di usare il letto per pratiche diverse dal dormire, come mangiare, guardare film, leggere e soprattutto evitare l’assunzione di ipnotici e sedativi (sonniferi).
A chi scrive, questa tendenza sembra lodevole, poiché volta al miglioramento della patologia e all’insegnamento di uno stile di vita sano. Meno lodevole, invece, è la tendenza a considerare la terapia chirurgica come la prima scelta terapeutica da mettere in atto, seguita dalla terapia protesico-ventilatoria e solo infine, in caso di fallimento delle precedenti o non accettazione da parte del paziente, viene presa in considerazione la terapia odontoiatrica. Per quale ragione la terapia più sicura e più confortevole viene relegata come ultima scelta? Vediamo i pro e i contro delle diverse terapie che normalmente vengono proposte al paziente con OSAS.
Terapia chirurgica
In generale, possiamo dire che gli svantaggi del trattamento chirurgico sono legati al rischio operatorio, al dolore e al disagio postoperatori. Inoltre, non vi è mai la certezza che il trattamento chirurgico avrà sull’OSAS l’impatto desiderato: il 36% dei soggetti presenta ancora apnee e un elevato AHI (indice di apnea e ipopnea) anche dopo più interventi chirurgici; solo il 15-40% (a seconda dell’intervento chirurgico subito) ottiene dopo l’intervento una riduzione dell’AHI al di sotto di 5.
Questa può avvenire a carico di diverse strutture anatomiche. A livello nasale spesso si opera per rimuovere eventuali ostruzioni derivanti ad esempio da polipi, deviazioni del setto, ipertrofia dei turbinati. Tuttavia, difficilmente queste ostruzioni sono da sole responsabili dell’instaurarsi della patologia.
Un’altra sede dove il chirurgo può intervenire sono le vie aeree superiori, rimuovendo l’ugola, le tonsille o diminuendo il volume linguale. Queste procedure chirurgiche tendono ad alleviare il russamento ma non sempre sono efficaci sull’apnea del sonno: se l’ostruzione avviene al di fuori dell’area trattata, l’intervento sarà stato inutile.
Infine, il chirurgo può operare a livello mandibolare: con questo intervento viene espansa la struttura scheletrica che racchiude le vie aeree nasali, la faringe e l’ipofaringe, determinando in tal modo l’espansione delle vie aeree. Questo tipo di chirurgia è sicuramente il più cruento e aggressivo, perciò è spesso evitato. In realtà questo è il trattamento di maggior successo e con risultati maggiormente prevedibili, soprattutto nei soggetti con gravi disarmonie scheletriche maxillofacciali, ma assolutamente non è da prendere in considerazione per i soggetti con caratteristiche facciali nel range di normalità, poiché spesso in questi pazienti la resistenza dei tessuti circostanti non permette un avanzamento mandibolare sufficiente. In questo caso dovranno essere attuate misure più cruente come la distrazione ossea.
Per tutte queste ragioni, la terapia chirurgica dovrebbe essere proposta solo a pazienti che non possono essere trattati con misure più conservative e meno invasive.

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immagine da www.sportmedicina.com

Terapia protesico-ventilatoria
La pressione positiva continua (CPAP; continuous positive airway pressure) è il trattamento di maggior successo e più studiato per le OSAS. Le macchine CPAP sono costituite da un ventilatore che emette un flusso d’aria sotto pressione nelle narici che mantiene aperte le vie aeree faringee. La CPAP non è “curativa”:i pazienti devono indossare la maschera durante il sonno ogni notte. La CPAP migliora la qualità del sonno e riduce i problemi di sonnolenza diurna in questi pazienti.
Nonostante l’efficacia della CPAP, molti pazienti hanno difficoltà a tollerare questa terapia. Uno dei problemi della CPAP è che la compliance a lungo termine può essere impegnativa: circa il 50% dei pazienti non vuole indossare la maschera ogni notte. Le complicanze più frequenti che possono verificarsi a causa dell’utilizzo della CPAP sono: sintomi nasali (secchezza, congestione, rinorrea), perdita d’aria dalla maschera, claustrofobia, abrasioni della pelle e congiuntivite. Per ciò che riguarda la congestione e la secchezza nasale, a questa problematica si può ovviare applicando un umidificatore a temperatura ambiente al macchinario. Questo è più importante di quanto possa sembrare, perché l’aria fredda o secca proveniente dalla macchina può aumentare la resistenza nasale a causa della congestione delle mucose. L’applicazione dell’umidificatore può essere costosa, perciò possono essere utilizzati, al posto di questo, degli spray nasali contenenti steroidi o antistaminici. Infine, se la maschera è troppo aderente o addirittura stretta può provocare delle abrasioni sulla cute del naso.
I fastidi provocati da questi ventilatori possono essere facilmente migliorati con degli accorgimenti o adattando al meglio la maschera, rendendo la terapia tollerabile. I problemi più grandi si incontrano a causa dell’ingombro dell’apparecchio che spesso non consente un sonno confortevole e ristoratore e a causa della difficoltà di trasporto del macchinario, soprattutto per i pazienti che viaggiano molto. Infine, il medico può trovarsi dinanzi ad una resistenza alla terapia di tipo psicologico: è difficile per il paziente accettare di dover utilizzare un ventilatore tutte le notti per tutta la vita.
Terapia odontoiatrica
silensor2013-2Il trattamento mediante dispositivi orali delle OSAS si basa sul riposizionamento della lingua e della mandibola in avanti, in modo che diminuisca la tendenza delle vie aeree a ridursi o a collassare durante il sonno. Ci sono due classi di apparecchi e cioè gli apparecchi di riposizionamento mandibolare (MRA; mandibular repositioning appliances) e i dispositivi di fissaggio della lingua. I primi sono di gran lunga più comunemente utilizzati nella pratica clinica, e la quantità e la qualità di studi scientifici che sostengono il loro uso è maggiore che per i dispositivi di fissaggio della lingua.
I dispositivi mandibolari consistono di due bite, uno superiore e uno inferiore che possono essere collegati tra loro in vario modo (braccetti, viti, meccanismi a incastro) e che mantengono la posizione della mandibola in avanti rispetto alla posizione normale.
I dispositivi di fissaggio della lingua invece, vengono tenuti all’interno della bocca dal paziente e portano in avanti la lingua. Questa terapia è sicuramente meno confortevole rispetto al dispositivo di avanzamento mandibolare.
Per entrambi i dispositivi, quello di avanzamento della mandibola e quello di fissaggio della lingua, è importante precisare che devono essere indossati solo durante la notte. Inoltre, l’effetto del dispositivo si esaurisce appena viene interrotto l’utilizzo, quindi, se fabbricato nel modo corretto, non dovrebbero generarsi modifiche dell’occlusione.
L’attrattiva del trattamento odontoiatrico rispetto alle altre modalità riguarda la sua semplicità, la trasportabilità, la mancanza di rumore, la non necessità di una fonte di energia e il costo potenzialmente inferiore. In passato vi era la tendenza a consigliare questo tipo di terapia solo ai pazienti meno gravi. Ad oggi, possiamo dire che le evidenze scientifiche sono orientate sempre più all’utilizzo di questi dispositivi anche in pazienti più gravi, purché siano seguiti attentamente e l’andamento della patologia sia monitorato nel tempo.
C’è anche la possibilità di utilizzare il riposizionatore mandibolare come coadiuvante ad altre terapie. Ad esempio, l’uso combinato di CPAP e dispositivi orali può essere utile in situazioni in cui vi è la necessità di ridurre la pressione della CPAP necessaria per il controllo dell’OSAS.
A lungo termine, si possono notare delle modificazioni nell’efficacia del riposizionatore mandibolare; le cause possono essere connesse a fattori che alterano le proprietà meccaniche delle vie aeree faringee, come il deterioramento delle condizioni del MRA in modo che non mantiene più la posizione protrusa iniziale, o un aumento di peso corporeo con riduzione delle dimensioni delle vie aeree superiori. Tuttavia, questo non sembra essere un grande problema, in quanto l’apparecchio può essere modificato in breve tempo per aumentarne l’efficacia, oppure ricostruito ex novo per rispondere al meglio alle nuove esigenze del paziente.
Gli effetti avversi associati al riposizionatore mandibolare fin’ora riportati sono di portata limitata: aumento di salivazione e dolore ai denti o alle mascelle. Gli effetti collaterali che sono stati riportati a breve termine sono stati di intensità lieve-moderata e la maggior parte dei sintomi si sono risolti entro 3 settimane con l’uso continuato del MAS. Inoltre, quasi il 90% dei pazienti che hanno continuato il trattamento regolarmente ritengono che i benefici del trattamento sono superiori agli eventuali effetti negativi.
Da quanto detto fin’ora, se volessimo stilare un elenco di pro e contro per ogni scelta terapeutica, sicuramente il trattamento odontoiatrico apparirebbe quello più confortevole e con effetti avversi meno importanti. Inoltre, il percorso terapeutico che prevede come prima scelta il trattamento odontoiatrico, per poi prendere in considerazione quello protesico-ventilatorio e solo infine quello chirurgico, appare il percorso più sensato e che meglio risponde al concetto secondo cui devono essere messe in atto dapprima le terapie più sicure e conservative e solo al fallimento di queste bisognerà tentare con terapie più aggressive.

 

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

11 Nov 2013

PERCHE’ CURARE IL RUSSAMENTO

Categoria: Odontoiatria, Ortodonzia, Prevenzione

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Il russamento è sicuramente un problema fastidioso, fonte di ilarità e burle… quello che non tutti sanno è che il russamento spesso fa parte di un problema ben più grande: quello delle apnee notturne e della OSAS.
Sebbene esistano dei “semplici russatori”, ovvero pazienti che non soffrono di altre patologie in associazione al russamento, moltissimi russatori sono anche affetti da OSAS, una patologia caratterizzata dall’interruzione del respiro durante il sonno (apnea). Infatti, OSAS è l’acronimo di Obstructive Sleep Apnea Syndrome, ovvero sindrome delle apnee nel sonno.
Le apnee sono dovute al collasso delle vie aeree superiori durante il sonno. Per capire meglio questo concetto dobbiamo immaginare le vie aeree come un lungo tubo flessibile e dalle pareti non rigide: quando i muscoli che costituiscono la parete delle vie aeree sono “troppo rilassati”, il tubo si chiude, impedendo all’aria di passare.

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IMMAGINE DA : www.cesarearezzo.it

I fattori predisponenti perché questo avvenga sono diversi e possono essere anatomici (obesità, invecchiamento, posizione della mandibola, piccola struttura ossea) oppure neuromuscolari (alterazioni dei recettori della pressione, delle sostanze chimiche nel sangue, dei meccanismi di ventilazione e di quelli del ritmo sonno/veglia).
I motivi primari per cui la patologia si instaura sono complessi e poco conosciuti, ma perché il paziente russatore dovrebbe preoccuparsi di risolvere questo problema?
In genere, i russatori sono ignari delle apnee notturne e ne vengono a conoscenza solo perché spesso il russamento infastidisce non poco il compagno di letto. Per questa ragione, spesso i sintomi sono sottovalutati dai pazienti e le problematiche causate delle OSAS vengono misconosciuti.
Cerchiamo ora di dare risposta alla domanda che tutti ci poniamo quando siamo dinanzi ad una patologia: cosa può provocare? Perché devo curarla?
Abbiamo già detto che l’apnea è una interruzione del respiro durante la notte: è necessario che il soggetto si svegli, anche solo in maniera parziale, perché il respiro possa ricominciare. Questi risvegli spesso sono bruschi accompagnati da un grande sospiro; altre volte sono molto brevi, tanto che il soggetto non ne conserva memoria al mattino; in questo modo il paziente pensa di aver appena concluso una lunga notte di sonno, ma avverte stanchezza e sonnolenza che non riesce a spiegarsi in alcun modo. Tuttavia, al mattino, sebbene stanchi, tutti noi dobbiamo iniziare la nostra giornata, attenti e vigili. La stanchezza che il soggetto che soffre di apnee accumula in maniera cronica, notte dopo notte, può diventare un grosso problema, quando questi si metta alla guida o durante il lavoro.
È importante focalizzare l’attenzione su uno dei rischi più importanti della sonnolenza diurna: il rischio di incidenti stradali. I conducenti di auto che soffrono di apnee hanno il doppio del rischio di essere coinvolti in incidenti stradali.
Inoltre, la privazione di sonno, insieme ai ripetuti episodi di carenza di ossigeno, rallentano tutti i processi cognitivi, abbassando la soglia di vigilanza, la memoria, le capacità critiche e di risoluzione dei problemi, insomma, la vivacità della mente. Il deterioramento delle capacità cognitive può provocare in questi soggetti conseguenze psicologiche, spesso collegate con le relazioni interpersonali lavorative e domestiche, fino a sfociare nella depressione.
Un altro problema importantissimo connesso alle apnee riguarda le conseguenza a livello cardiovascolare. L’ipertensione sistemica si verifica nel 40-60% dei pazienti con apnee notturne e la sua gravità è legata alla gravità della sindrome.. Diversi studi hanno anche dimostrato che il 22-30% dei soggetti con ipertensione sistemica e una grande fetta di pazienti che non traggono molto giovamento dalle terapie farmacologiche tradizionali per l’ipertensione soffrono anche di apnee notturne. Altri problemi cardio-circolatori la cui insorgenza è facilitata notevolmente dalle apnee sono: l’ipertensione polmonare, la cardiopatia ischemica (infarto cardiaco), aritmie, ictus.
Una ridotta libido e/o impotenza sono spesso associate alle apnee notturne. Il 44% dei pazienti con apnee hanno dichiarato un ridotto interesse verso la funzione sessuale e una minore performance. Questa disfunzione sessuale è probabilmente correlata in parte alla sonnolenza diurna o alla depressione associate alle apnee, ma soprattutto (specie nei casi gravi di patologia) a disfunzioni endocrine.
La gravità della apnea del sonno, la sonnolenza diurna, l’alterazione delle fasi del sonno e dell’architettura del sonno, l’obesità, la frammentazione del sonno e l’ipossiemia possono causare una riduzione della qualità della vita, spesso osservata nei pazienti con apnea del sonno in quantità paragonabile a altre malattie croniche.
I dati circa la mortalità associata all’OSAS sono ridotti, ma la maggior parte degli studi suggeriscono una ridotta sopravvivenza a lungo termine, con una diminuzione di 5 anni nelle aspettative di vita dei pazienti con apnee non trattate, soprattutto quando vi sono più di 20 apnee all’ora. Questa differenza è più evidente nei pazienti sotto i 50 anni di età. La principale causa di aumento della mortalità sembra legata alla maggiore insorgenza di problemi cardiovascolari.
I soggetti affetti da apnea del sonno fanno esperienza di una serie di sintomi e squilibri,comprese disfunzioni neuroendocrine, disfunzioni nella vita sessuale, sonnolenza, nicturia, disfunzioni ormonali, che possono avere un forte impatto sulla qualità della vita: il primo passo per interrompere la patologia è sicuramente quello di rivolgersi ad uno specialista per una corretta diagnosi.
Il medico di base, il pneumologo, l’otorinolaringoiatra e il dentista possono aiutare nel definire la patologia e il piano di trattamento.

 

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

06 Nov 2013

IL DOTTORE E LA TENDA DA CAMPEGGIO

Categoria: Posturologia, Prevenzione, Riflessioni

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A volte è complesso spiegare ai pazienti (ed anche ai colleghi) perché un bravo specialista abbia delle grosse percentuali di successo, ma c’è quel paziente, quello che prima o poi incontriamo tutti, che non trova grandi giovamenti con la nostra terapia.
Allo stesso modo è difficile spiegare ai pazienti (ed anche ai colleghi) perché dove lavoro io siamo in tanti, specialisti delle stesse branche o di branche completamente diverse e perché siamo felici di questo.
Soprattutto è difficile spiegare a tutti perché qualche volta arriva un paziente che mi dice di avere tanto, tanto mal di testa o tensione al collo e che gli hanno detto che forse dipende dalla bocca, allora io lo guardo e con un sospiro gli chiedo di andare dal posturologo. O dal podologo. O dall’osteopata. O dal logopedista miofunzionale. O dall’optometrista. O da altri ancora. Perché il paziente, è vero, ha i denti storti e un’occlusione completamente disastrosa, ma io in quel momento non posso farci proprio niente. Deve fare diverse visite, da specialisti che parlino tra loro, e poi se ne avrà voglia potremo parlare di cosa fare.
Per spiegare meglio questi concetti, basta pensare al nostro corpo come ad una tenda da campeggio. Questa tenda è tenuta dritta da alcuni paletti: gli occhi, la bocca, i piedi, la colonna vertebrale, la lingua. Ipotizziamo che un paletto, quello dei piedi, si sposti perché un altro campeggiatore distratto vi ha poggiato un grosso peso. Naturalmente tutta le tenda sarà storta ed anche gli altri paletti, (occhi, bocca, lingua e colonna vertebrale) dopo poco tempo, spinti dalle tensioni della tenda stessa, si muoveranno. Il fatto che la tenda sia storta rappresenta il sintomo, mentre gli altri paletti che si muovono rappresentano gli altri distretti corporei che si adeguano alle mutate condizioni di uno di loro.
Il campeggiatore a questo punto cercherà di raddrizzare la tenda, in molti modi.
Se semplicemente tirasse la tenda, sicuramente avrebbe un bel risultato, che però durerebbe solo finché il campeggiatore è lì e tira, appena egli lascia la tenda, questa tornerebbe alla sua cattiva posizione. Questo è quello che accade quando assumiamo dei farmaci, ad esempio per il mal di testa: togliamo il sintomo, ma solo finché ha effetto il farmaco.
Se, invece, il campeggiatore agisse un uno qualsiasi dei paletti, potrebbe addrizzarlo, avendo dei modesti effetti su tutta la tenda … ma questo, dopo poco tempo, cederebbe comunque alle forze generate dagli altri paletti storti. Il campeggiatore, per evitare questo, potrebbe decidere di bloccare questo paletto, ma nel tempo, otterrebbe solo di incrementare le tensioni sul tessuto della tenda, finanche a strapparlo!
Questo è quello che accade spesso quando si fanno delle azioni terapeutiche sul nostro organismo e, non avendo risultati, il terapista insiste oltremodo. È quello che viene fatto quando, ad esempio, si addrizzano i denti senza pensare al resto del corpo e, alla fine del trattamento, per impedire ai denti di muoversi di nuovo, si incolla un piccolo filo metallico. Questa è una pratica diffusa e ritenuta “normale” in ortodonzia. Riteniamo che sia semplicemente dannosa, perché cerca di costringere l’organismo a una posizione fissa ed immodificabile nel tempo.
Dopo tutti questi tentativi, il campeggiatore si accorge del grosso peso sul paletto che ha generato questa stortura della tenda e, finalmente, lo rimuove e lo riporta nella posizione corretta. A questo punto le tenda risulterà ancora leggermente storta, ma sarà semplicissimo addrizzare gli altri paletti e mantenerli stabili, ora che le tensioni non sono più presenti.
Questo è quello che accade normalmente ad ogni paziente: egli si guarda allo specchio, e vede qualcosa che non gli piace, oppure avverte spesso un dolore fastidioso o lancinante che lo rende schiavo. Allora, egli si reca da un dottore, lo specialista del distretto in cui si presenta il sintomo (la tenda storta) ed egli fa il suo lavoro al meglio, con coscienza, ma senza grandi risultati duraturi. A questo punto si insinua il dubbio che forse la causa del dolore sia un’altra e così inizia un lungo vagare del paziente verso tanti specialisti, ognuno dei quali cura solo un paletto, ognuno dei quali fa il suo lavoro con coscienza e correttamente. Ad un certo punto, il paziente fortunato incontra il dottore che cura il paletto da cui tutto e iniziato, ed egli, con coscienza toglie il peso dal paletto. Restano solo piccoli sintomi residui, ma il paziente si accontenta.
Non sarebbe forse più efficace che gli specialisti dei diversi paletti parlassero tra loro? Se questi, non solo fossero ad una porta di distanza, ma sapessero anche parlare tra loro, e se il paziente fosse visto collegialmente da tutti loro, non sarebbe più immediato trovare dov’è questo peso che rovina tutto? Sicuramente il paziente non girerebbe come una trottola, rimbalzato tra diversi professionisti che non riescono a trovare il problema e risparmierebbe tempo e molto denaro!
Spesso il paziente pensa che il professionista che non risolve un problema sia incapace o poco attento o poco coscienzioso. La realtà è che nessun medico da solo può individuare dov’è il paletto con il peso (se non procedendo a tentativi o avendo molta fortuna). L’unico modo per risolvere questi quesiti è la COLLABORAZIONE e la SINERGIA tra le diverse figure mediche.
Speriamo con questo scritto di aver non solo spiegato ciò che accade nel nostro corpo, ma anche fornito molti spunti di riflessione ai pazienti ed ai professionisti.
Cari pazienti, siate indulgenti con i vostri medici, essi non possono essere specialisti di ogni distretto (paletto) e non hanno mezzi per trovare cosa non va se sono soli.
Cari colleghi, cercate di capire che la collaborazione è l’unica strada che può portare alla risoluzione dei problemi del paziente. Il nostro lavoro non deve mirare alla risoluzione di ciò che ci compete, ma dobbiamo imparare a perseguire il BENESSERE del nostro paziente, la cura della sua SALUTE nel senso più generico che si possa concepire.
A volte un paziente che collabora poco non è solo svogliato, ma forse avverte dei disagi causati dalla terapia, come quelli che potrebbe avvertire una tenda che viene tirata eccessivamente.
Cari colleghi, quando un paziente non trova giovamento con la terapia tradizionale, cerchiamo di chiederci perché e magari chiediamo aiuto a qualche collega di altre branche, invece di procedere verso l’over-treatment perché “noi siamo nel giusto” e “dobbiamo risolvere quel problema”.
… certo, a questo punto resta ancora da cercare il campeggiatore distratto e chiedergli gentilmente di smettere di poggiare pesi sui nostri paletti!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

Durante le feste (Natale, Pasqua, vacanze, etc.), tutti vogliamo essere belli e gradevoli.
Se volete sfoggiare sempre un sorriso bellissimo e splendente, è importante non dimenticare i consigli del dentista!

1. La squadra di combattimento per avere un sorriso perfetto è composta da:
• spazzolino da denti;
• dentifricio;
• filo interdentale;
• scovolino;
• colluttorio (da usare solo all’occorrenza).
Questi sono gli strumenti indispensabili per una igiene orale completa.

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Sapete che alcuni problemi ortodontici passano anche dai tessuti molli? Le labbra non sono gli unici tessuti molli della bocca!

I tessuti molli infatti comprendono anche i muscoli profondi che servono per sollevare e abbassare la mandibola nei movimenti correlati con la masticazione, pertanto si parte dai temporali, per finire con i muscoli che stanno sopra e anche sotto l’osso ioide.

Non sono esclusi neppure i muscoli propri della lingua e tutti i muscoli della mimica, … e neanche gli sternocleiodomastidei (STM), che stabilizzano la posizione della testa sul collo.

I tessuti molli che competono l’apparato masticatorio e fonetico possono presentare gli stessi problemi di tutti i distretti del corpo umano e spaziano dalla ipo-iper-tonìa (più o meno selettiva e/o accentuata, simmetrica o asimmetrica), fino ai problemi congeniti (schisi delle labbra e/o dei mascellari, frenuli corti e/o spessi, etc.), senza escludere neppure quelli acquisiti (cicatrici, esiti di pregressi interventi chirurgici, etc.).

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Come anticipato eccomi a scrivere delle problematiche che riguardano le ossa mascellari. Come per i problemi dentali, anche per l’aspetto delle ossa basali possiamo riscontrare:

  • Anomalie di grandezza delle basi ossee rispetto a quella dei denti che supportano.
  • Anomalie di posizione spaziale delle basi ossee che supportano i denti sul piano verticale, antero – posteriore e orizzontale (un mascellare può stare nella posizione corretta rispetto a un parametro cefalometrico e non negli altri, oppure potrebbe non essere correlato solamente con la posizione dell’antagonista).
  • Anomalie di posizione reciproca delle basi ossee (un mascellare potrebbe presentare un basculamento e/o rotazione rispetto all’altro, oppure entrambi i mascellari possono presentare basculamento e/o rotazione rispetto alle altre strutture craniali).
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