A voi il settimo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Per molto tempo, la bocca è stata considerata una porzione del nostro organismo poco importante, finché si è compresa l’importanza di questo apparato e si è iniziato a studiarlo. Oggi, conosciamo le correlazioni che la bocca ha con l’intero organismo e conosciamo il suo importante ruolo dal punto di vista posturale e sportivo. Un organo che subisce lo stesso destino è la lingua, sebbene oggi si faccia sempre più attenzione a come questo organo interagisca con la postura e con le funzioni cognitive.

Come abbiamo già specificato in un articolo precedente, l’occlusione è in grado di influenzare moltissimo la postura e la pratica sportiva. Pochi sanno però che la posizione dentale e la crescita delle ossa del volto sono correlate strettamente alla funzione linguale. Questo dettaglio è spesso tenuto in poco conto dai clinici ed è spesso causa di recidive ortodontiche, dopo anni ed anni di cure con apparecchi ortodontici. Per questa ragione, il trattamento delle malocclusioni dovrebbe essere accompagnato da esercizi volti alla riabilitazione della funzione linguale.

Tuttavia, la lingua non influenza solo la bocca stessa, ma ha effetti anche a livello della cervicale e a livello oculare, e tramite questi organi, gli effetti della funzione linguale si ripercuotono sull’intero organismo.

Per spiegare questi effetti, dobbiamo tenere conto del fatto che la lingua è innervata da molti nervi, tra cui uno chiamato ipoglosso. Questo nervo, a sua volta, è formato dal alcune fibre nervose che passano dalle prime vertebre cervicali (C1 e C2).

A questo livello vi sono anche i nervi che innervano i muscoli del collo e della base del collo: in questo modo, la postura della cervicale è influenzata dalle funzione linguale e alcuni disagi e dolori muscolari avvertiti in quella zona possono dipendere da una postura linguale scorretta.

A questo livello, inoltre, vi sono i nervi che poi andranno ad innervare i muscoli oculomotori, cioè i muscoli che ci permettono di muovere gli occhi. Ecco trovata la ragione per cui la funzione della lingua influenza ed è influenzata dagli occhi, e può causare mal di testa nella zona sopraoculare, oltre che difetti di convergenza (cioè difetti nel nostro modo di fondere insieme le immagini catturate separatamente da due occhi) e forie (cioè strabismi latenti, impossibili da valutare senza test specifici).

Ancor meno risaputo è il ruolo che la lingua ha nei confronti delle capacità cognitive. La lingua, durante la giornata, dovrebbe appoggiarsi al palato, e la punta della lingua dovrebbe trovarsi poco dietro gli incisivi superiori, in una zona chiamata “spot”. In questa regione si trovano alcuni esterocettori, ovvero organelli che ci mettono in comunicazione con il mondo esterno, che vengono stimolati dalla lingua quando è poggiata lì.

Nella stessa zona emerge il nervo naso-palatino: questo nervo corre nel palato, all’interno dell’osso e solo in quella regione esce dall’osso per innervare la mucosa del palato. Dobbiamo tenere conto che questo nervo, dopo aver preso informazioni dal palato, attraverso complesse vie nervose, va a portare queste informazioni nelle regioni del cervello adibite al controllo della sfera emotiva, dell’apprendimento, della memorizzazione e dell’attenzione (sistema limbico) e anche alle zone che controllano la regolazione metabolica ed ormonale (ipofisi).

Appare chiaro quindi come la postura della lingua sia importante non solo per una corretta postura e per un miglior risultato sportivo, ma anche per il benessere dell’intero organismo, per la funzione visiva e per le funzioni del nostro cervello.

Vuoi sapere se la tua lingua funziona nel modo corretto? Rivolgiti ad un dentista competente o ad un terapista miofunzionale per una visita approfondita!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

11 Nov 2013

PERCHE’ CURARE IL RUSSAMENTO

Categoria: Odontoiatria, Ortodonzia, Prevenzione

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Il russamento è sicuramente un problema fastidioso, fonte di ilarità e burle… quello che non tutti sanno è che il russamento spesso fa parte di un problema ben più grande: quello delle apnee notturne e della OSAS.
Sebbene esistano dei “semplici russatori”, ovvero pazienti che non soffrono di altre patologie in associazione al russamento, moltissimi russatori sono anche affetti da OSAS, una patologia caratterizzata dall’interruzione del respiro durante il sonno (apnea). Infatti, OSAS è l’acronimo di Obstructive Sleep Apnea Syndrome, ovvero sindrome delle apnee nel sonno.
Le apnee sono dovute al collasso delle vie aeree superiori durante il sonno. Per capire meglio questo concetto dobbiamo immaginare le vie aeree come un lungo tubo flessibile e dalle pareti non rigide: quando i muscoli che costituiscono la parete delle vie aeree sono “troppo rilassati”, il tubo si chiude, impedendo all’aria di passare.

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IMMAGINE DA : www.cesarearezzo.it

I fattori predisponenti perché questo avvenga sono diversi e possono essere anatomici (obesità, invecchiamento, posizione della mandibola, piccola struttura ossea) oppure neuromuscolari (alterazioni dei recettori della pressione, delle sostanze chimiche nel sangue, dei meccanismi di ventilazione e di quelli del ritmo sonno/veglia).
I motivi primari per cui la patologia si instaura sono complessi e poco conosciuti, ma perché il paziente russatore dovrebbe preoccuparsi di risolvere questo problema?
In genere, i russatori sono ignari delle apnee notturne e ne vengono a conoscenza solo perché spesso il russamento infastidisce non poco il compagno di letto. Per questa ragione, spesso i sintomi sono sottovalutati dai pazienti e le problematiche causate delle OSAS vengono misconosciuti.
Cerchiamo ora di dare risposta alla domanda che tutti ci poniamo quando siamo dinanzi ad una patologia: cosa può provocare? Perché devo curarla?
Abbiamo già detto che l’apnea è una interruzione del respiro durante la notte: è necessario che il soggetto si svegli, anche solo in maniera parziale, perché il respiro possa ricominciare. Questi risvegli spesso sono bruschi accompagnati da un grande sospiro; altre volte sono molto brevi, tanto che il soggetto non ne conserva memoria al mattino; in questo modo il paziente pensa di aver appena concluso una lunga notte di sonno, ma avverte stanchezza e sonnolenza che non riesce a spiegarsi in alcun modo. Tuttavia, al mattino, sebbene stanchi, tutti noi dobbiamo iniziare la nostra giornata, attenti e vigili. La stanchezza che il soggetto che soffre di apnee accumula in maniera cronica, notte dopo notte, può diventare un grosso problema, quando questi si metta alla guida o durante il lavoro.
È importante focalizzare l’attenzione su uno dei rischi più importanti della sonnolenza diurna: il rischio di incidenti stradali. I conducenti di auto che soffrono di apnee hanno il doppio del rischio di essere coinvolti in incidenti stradali.
Inoltre, la privazione di sonno, insieme ai ripetuti episodi di carenza di ossigeno, rallentano tutti i processi cognitivi, abbassando la soglia di vigilanza, la memoria, le capacità critiche e di risoluzione dei problemi, insomma, la vivacità della mente. Il deterioramento delle capacità cognitive può provocare in questi soggetti conseguenze psicologiche, spesso collegate con le relazioni interpersonali lavorative e domestiche, fino a sfociare nella depressione.
Un altro problema importantissimo connesso alle apnee riguarda le conseguenza a livello cardiovascolare. L’ipertensione sistemica si verifica nel 40-60% dei pazienti con apnee notturne e la sua gravità è legata alla gravità della sindrome.. Diversi studi hanno anche dimostrato che il 22-30% dei soggetti con ipertensione sistemica e una grande fetta di pazienti che non traggono molto giovamento dalle terapie farmacologiche tradizionali per l’ipertensione soffrono anche di apnee notturne. Altri problemi cardio-circolatori la cui insorgenza è facilitata notevolmente dalle apnee sono: l’ipertensione polmonare, la cardiopatia ischemica (infarto cardiaco), aritmie, ictus.
Una ridotta libido e/o impotenza sono spesso associate alle apnee notturne. Il 44% dei pazienti con apnee hanno dichiarato un ridotto interesse verso la funzione sessuale e una minore performance. Questa disfunzione sessuale è probabilmente correlata in parte alla sonnolenza diurna o alla depressione associate alle apnee, ma soprattutto (specie nei casi gravi di patologia) a disfunzioni endocrine.
La gravità della apnea del sonno, la sonnolenza diurna, l’alterazione delle fasi del sonno e dell’architettura del sonno, l’obesità, la frammentazione del sonno e l’ipossiemia possono causare una riduzione della qualità della vita, spesso osservata nei pazienti con apnea del sonno in quantità paragonabile a altre malattie croniche.
I dati circa la mortalità associata all’OSAS sono ridotti, ma la maggior parte degli studi suggeriscono una ridotta sopravvivenza a lungo termine, con una diminuzione di 5 anni nelle aspettative di vita dei pazienti con apnee non trattate, soprattutto quando vi sono più di 20 apnee all’ora. Questa differenza è più evidente nei pazienti sotto i 50 anni di età. La principale causa di aumento della mortalità sembra legata alla maggiore insorgenza di problemi cardiovascolari.
I soggetti affetti da apnea del sonno fanno esperienza di una serie di sintomi e squilibri,comprese disfunzioni neuroendocrine, disfunzioni nella vita sessuale, sonnolenza, nicturia, disfunzioni ormonali, che possono avere un forte impatto sulla qualità della vita: il primo passo per interrompere la patologia è sicuramente quello di rivolgersi ad uno specialista per una corretta diagnosi.
Il medico di base, il pneumologo, l’otorinolaringoiatra e il dentista possono aiutare nel definire la patologia e il piano di trattamento.

 

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

24 Dec 2010

Cos’è la cefalometria?

Categoria: Cefalometria, Odontoiatria, Ortodonzia

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Cefalometria

Lo studio delle varie forme dei profili facciali e delle strutture ossee sottostanti che costituiscono il cranio è chiamato “cefalometria” (dal greco “misura della testa”).
Le misure cefalometriche sono possibili grazie alla preventiva localizzazione di specifici punti di rèpere anatomici, di norma utilizzando le teleradiografie del cranio in proiezione laterale, oppure frontale, oppure assiale (ma in questo post abbiamo già discusso della inopportunità di eseguire u tracciato cefalometrico utilizzando quest’ultima proiezione radiografica).
L’operatore individua sulla lastra radiografica alcuni punti anatomici ossei o cutanei, quindi traccia delle rette passanti per tali punti, come pure può ricavare altri punti per costruzione geometrica; quindi misura gli angoli che tali rette formano tra loro, come pure la distanza di alcuni punti tra loro e/o da tali rette.

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Girando per il web mi sono imbattuto in questa richiesta d’aiuto …

Gent.le Dott. … ,
ho bisogno di un suo aiuto, mio figlio di 9 anni ha una terza classe scheletrica, premetto che conosco questo suo problema da quando ha 5 anni, ma i 4 dentisti che l’hanno visto mi hanno detto che bisognava aspettare che cadessero gli 8 incisivi per partire con l’apparecchio, adesso invece scopro che è già tardino…
Reduce di questa esperienza mio figlio è stato già visto da due ortodontiste e mi hanno detto entrambe che ci vuole un espansore palatale e la maschera facciale notturna (anche se i loro pareri sono molto contrastanti riguardo ai tempi: una dice 1 anno/ 1 anno e mezzo e l’altra 2 anni/2 anni e mezzo).

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Vi avviso, sto per iniziare a scrivere un post davvero lungo, ma allo stesso tempo ritengo possa essere di grande importanza. Inizio eh :-)

Vorrei condividere alcune osservazioni circa un articolo apparso su ORTHO TRIBUNE – CLINICA & RICERCA, Ed. Italiana, anno IV n.2 – ott. 2010.
L’articolo ha come titolo “TC Cone Beam e scanner in ortognatodonzia: dalla diagnosi al manufatto”. L’articolo porta le illustri firme di Francesca Bellincioni, Margherita Colombo, Daniela Falzone, Giampietro Farronato, Salvatore Lombardo, Gaia Passaler, Gianfranco Santamaria.

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13 Oct 2010

Studiato il viso delle 60 finaliste di Miss Italia

Categoria: Ortodonzia

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I ricercatori di 3 Università italiane hanno studiato le 60 miss finaliste di Salsomaggiore per trovare il viso perfetto simbolo della bellezzaq italiana 2010.

Nei giorni scorsi i ricercatori di tre università italiane hanno misurato a livello tridimensionale il volto delle 60 finaliste di Miss Italia 2010, usando una metodica innovativa, frutto di un progetto di ricerca di rilevante interesse.

Grazie a una metodica simile a quelle usate per realizzare il film in 3D “Avatar” (la fotogrammetria digitale 3D e la ricostruzione virtuale dell’intero volto), i ricercatori hanno individuato le caratteristiche antropometriche facciali della bellezza contemporanea. Con la ricerca hanno voluto valutare se i parametri dell’armonia facciale, classici o moderni, trovano corrispondenza con la bellezza percepita dal pubblico o dalle giurie. Il canone 2010 scaturito dagli studi fotogrammetrici non ha dato solamente qualche parametro nuovo, ma apre nuovi orizzonti all’interpretazione dell’attrazione facciale contemporanea, con possibili implicazioni diagnostiche e terapeutiche, anche nel campo ortodontico.

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Ricordate che vi ho già scritto di Prevenzione nel post: Check-list per vedere se i denti sono storti?! Bene oggi invece che di prevenzione dei problemi ortodontici e posturali, vi scrivo di prevenzione in ambito oculistico, con particolare attenzione alle implicazioni posturali della funzione oculare.
In ambito oculistico, prima di tutto, il genitore potrà e dovrà osservare se chiudendo gli occhi per 30 secondi migliora la postura, oppure le oscillazioni del corpo diminuiscono. Sappiate che in entrambi questi casi occorre chiedere aiuto a uno specialista.
Inoltre, il genitore come lo specialista potrà osservare il paziente e chiedersi ad esempio:
• Lo sguardo di un occhio risulta ben allineato in altezza rispetto all’altro?
• Un occhio tende a deviare in su o in giù, in alto o in baso durante la fissazione?
• Occludendo un occhio, il soggetto vede bene anche solo con l’altro?
• La testa sta spesso inclinata da un lato oppure ruotata?

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Già nella risposta al commento di Ciro a un mio post scrivevo che la elettromiografia di superficie in odontoiatria è in effetti costituita da una triade di strumenti imprescindibili: l’elettromiografo di superficie, la TENS e il kinesiografo (d’ora in poi semplicemente sistema E.T.K.: chiedo perdono in anticipo se sono forse l’unico ad utilizzare questo acronimo).
Nella risposta per Ciro dicevo anche che si tratta dell’unico sistema, NON INVASIVO, che consenta di TROVARE e soprattutto MISURARE la POSIZIONE SPAZIALE della mandibola nel rispetto della FUNZIONE di tutti i muscoli che contribuiscono ai suoi movimenti.
Inoltre, il sistema E.T.K. consente di misurare lo spazio libero tra le arcate, di misurare la qualità e quantità di qualsiasi movimento della mandibola con la precisione anche sotto il decimo di millimetro, compreso lo spazio esistente tra la guancia e la lingua, e tanto altro ancora.

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Leggendo un sito generalista mi sono imbattuto nel commento di una signora che scrive quanto segue:

“Salve!!! da quando ho iniziato l’ortodonzia (circa 3 mesi) sono iniziati dolori al collo e alla spalla… può dipendere dalla cattiva occlusione? sono in una fase della terapia in cui i denti si sono solo allargati e chiudo male. che ne pansate? a qualcuno è successo? non è che mi raddrizzo i denti per poi soffrire a vita di mal di schiena?

… beh, penso che l’ultima sia una domanda da 10 punti! :-)
Le ultime acquisizioni in materia ortodontica dicono che i denti storti possono essere interpretati come “un compromesso funzionale di problemi lontani”. :-D

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L’articolo che segue è un semplice “copia – incolla” dalla presentazione del “convegno nazionale” sul tema, organizzato tra l’altro dal più rappresentativo organo italiano in campo medico ortodontico (SIDO), nonché dall’ASL (il riferimento dello Stato per la salute sul territorio).
In questa sede abbiamo affermato che per la “legge” l’ortodonzia ha connotazioni solamente “estetiche” (non terapeutiche perché “non esiste la malattia ortodontica”), e potrebbe apparire un “non senso” da parte di tali autorevoli organi parlare di “legge e medicina legale” in ortodonzia, invece secondo me si tratta di uno dei primi approcci all’approfondimento che l’argomento impone.

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