A voi il settimo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Per molto tempo, la bocca è stata considerata una porzione del nostro organismo poco importante, finché si è compresa l’importanza di questo apparato e si è iniziato a studiarlo. Oggi, conosciamo le correlazioni che la bocca ha con l’intero organismo e conosciamo il suo importante ruolo dal punto di vista posturale e sportivo. Un organo che subisce lo stesso destino è la lingua, sebbene oggi si faccia sempre più attenzione a come questo organo interagisca con la postura e con le funzioni cognitive.

Come abbiamo già specificato in un articolo precedente, l’occlusione è in grado di influenzare moltissimo la postura e la pratica sportiva. Pochi sanno però che la posizione dentale e la crescita delle ossa del volto sono correlate strettamente alla funzione linguale. Questo dettaglio è spesso tenuto in poco conto dai clinici ed è spesso causa di recidive ortodontiche, dopo anni ed anni di cure con apparecchi ortodontici. Per questa ragione, il trattamento delle malocclusioni dovrebbe essere accompagnato da esercizi volti alla riabilitazione della funzione linguale.

Tuttavia, la lingua non influenza solo la bocca stessa, ma ha effetti anche a livello della cervicale e a livello oculare, e tramite questi organi, gli effetti della funzione linguale si ripercuotono sull’intero organismo.

Per spiegare questi effetti, dobbiamo tenere conto del fatto che la lingua è innervata da molti nervi, tra cui uno chiamato ipoglosso. Questo nervo, a sua volta, è formato dal alcune fibre nervose che passano dalle prime vertebre cervicali (C1 e C2).

A questo livello vi sono anche i nervi che innervano i muscoli del collo e della base del collo: in questo modo, la postura della cervicale è influenzata dalle funzione linguale e alcuni disagi e dolori muscolari avvertiti in quella zona possono dipendere da una postura linguale scorretta.

A questo livello, inoltre, vi sono i nervi che poi andranno ad innervare i muscoli oculomotori, cioè i muscoli che ci permettono di muovere gli occhi. Ecco trovata la ragione per cui la funzione della lingua influenza ed è influenzata dagli occhi, e può causare mal di testa nella zona sopraoculare, oltre che difetti di convergenza (cioè difetti nel nostro modo di fondere insieme le immagini catturate separatamente da due occhi) e forie (cioè strabismi latenti, impossibili da valutare senza test specifici).

Ancor meno risaputo è il ruolo che la lingua ha nei confronti delle capacità cognitive. La lingua, durante la giornata, dovrebbe appoggiarsi al palato, e la punta della lingua dovrebbe trovarsi poco dietro gli incisivi superiori, in una zona chiamata “spot”. In questa regione si trovano alcuni esterocettori, ovvero organelli che ci mettono in comunicazione con il mondo esterno, che vengono stimolati dalla lingua quando è poggiata lì.

Nella stessa zona emerge il nervo naso-palatino: questo nervo corre nel palato, all’interno dell’osso e solo in quella regione esce dall’osso per innervare la mucosa del palato. Dobbiamo tenere conto che questo nervo, dopo aver preso informazioni dal palato, attraverso complesse vie nervose, va a portare queste informazioni nelle regioni del cervello adibite al controllo della sfera emotiva, dell’apprendimento, della memorizzazione e dell’attenzione (sistema limbico) e anche alle zone che controllano la regolazione metabolica ed ormonale (ipofisi).

Appare chiaro quindi come la postura della lingua sia importante non solo per una corretta postura e per un miglior risultato sportivo, ma anche per il benessere dell’intero organismo, per la funzione visiva e per le funzioni del nostro cervello.

Vuoi sapere se la tua lingua funziona nel modo corretto? Rivolgiti ad un dentista competente o ad un terapista miofunzionale per una visita approfondita!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

Le scelte terapeutiche nella cura delle OSAS possono essere diverse, proprio per questo può essere difficile per il medico selezionare la migliore cura per quel determinato paziente.
La tendenza odierna è quella di associare alla terapia principale una serie di terapie minori, volte ad aumentare l’efficacia della prima. Queste “terapie associate” consistono nella diminuzione di massa corporea, attraverso la prescrizione di diete e la pratica sportiva; oppure, nel mettere in atto degli accorgimenti che spingano il paziente a dormire di lato e non in posizione supina (a pancia in su), ad esempio cucendo una tasca nella parte posteriore del pigiama in cui inserire una pallina da tennis, in modo da rendere la posizione supina davvero scomoda; infine è importantissimo insegnare al paziente come avere una igiene del sonno ottimale, evitando alcoolici o pasti abbondanti nelle ore serali, andare a letto sempre alla stessa ora, evitare di usare il letto per pratiche diverse dal dormire, come mangiare, guardare film, leggere e soprattutto evitare l’assunzione di ipnotici e sedativi (sonniferi).
A chi scrive, questa tendenza sembra lodevole, poiché volta al miglioramento della patologia e all’insegnamento di uno stile di vita sano. Meno lodevole, invece, è la tendenza a considerare la terapia chirurgica come la prima scelta terapeutica da mettere in atto, seguita dalla terapia protesico-ventilatoria e solo infine, in caso di fallimento delle precedenti o non accettazione da parte del paziente, viene presa in considerazione la terapia odontoiatrica. Per quale ragione la terapia più sicura e più confortevole viene relegata come ultima scelta? Vediamo i pro e i contro delle diverse terapie che normalmente vengono proposte al paziente con OSAS.
Terapia chirurgica
In generale, possiamo dire che gli svantaggi del trattamento chirurgico sono legati al rischio operatorio, al dolore e al disagio postoperatori. Inoltre, non vi è mai la certezza che il trattamento chirurgico avrà sull’OSAS l’impatto desiderato: il 36% dei soggetti presenta ancora apnee e un elevato AHI (indice di apnea e ipopnea) anche dopo più interventi chirurgici; solo il 15-40% (a seconda dell’intervento chirurgico subito) ottiene dopo l’intervento una riduzione dell’AHI al di sotto di 5.
Questa può avvenire a carico di diverse strutture anatomiche. A livello nasale spesso si opera per rimuovere eventuali ostruzioni derivanti ad esempio da polipi, deviazioni del setto, ipertrofia dei turbinati. Tuttavia, difficilmente queste ostruzioni sono da sole responsabili dell’instaurarsi della patologia.
Un’altra sede dove il chirurgo può intervenire sono le vie aeree superiori, rimuovendo l’ugola, le tonsille o diminuendo il volume linguale. Queste procedure chirurgiche tendono ad alleviare il russamento ma non sempre sono efficaci sull’apnea del sonno: se l’ostruzione avviene al di fuori dell’area trattata, l’intervento sarà stato inutile.
Infine, il chirurgo può operare a livello mandibolare: con questo intervento viene espansa la struttura scheletrica che racchiude le vie aeree nasali, la faringe e l’ipofaringe, determinando in tal modo l’espansione delle vie aeree. Questo tipo di chirurgia è sicuramente il più cruento e aggressivo, perciò è spesso evitato. In realtà questo è il trattamento di maggior successo e con risultati maggiormente prevedibili, soprattutto nei soggetti con gravi disarmonie scheletriche maxillofacciali, ma assolutamente non è da prendere in considerazione per i soggetti con caratteristiche facciali nel range di normalità, poiché spesso in questi pazienti la resistenza dei tessuti circostanti non permette un avanzamento mandibolare sufficiente. In questo caso dovranno essere attuate misure più cruente come la distrazione ossea.
Per tutte queste ragioni, la terapia chirurgica dovrebbe essere proposta solo a pazienti che non possono essere trattati con misure più conservative e meno invasive.

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immagine da www.sportmedicina.com

Terapia protesico-ventilatoria
La pressione positiva continua (CPAP; continuous positive airway pressure) è il trattamento di maggior successo e più studiato per le OSAS. Le macchine CPAP sono costituite da un ventilatore che emette un flusso d’aria sotto pressione nelle narici che mantiene aperte le vie aeree faringee. La CPAP non è “curativa”:i pazienti devono indossare la maschera durante il sonno ogni notte. La CPAP migliora la qualità del sonno e riduce i problemi di sonnolenza diurna in questi pazienti.
Nonostante l’efficacia della CPAP, molti pazienti hanno difficoltà a tollerare questa terapia. Uno dei problemi della CPAP è che la compliance a lungo termine può essere impegnativa: circa il 50% dei pazienti non vuole indossare la maschera ogni notte. Le complicanze più frequenti che possono verificarsi a causa dell’utilizzo della CPAP sono: sintomi nasali (secchezza, congestione, rinorrea), perdita d’aria dalla maschera, claustrofobia, abrasioni della pelle e congiuntivite. Per ciò che riguarda la congestione e la secchezza nasale, a questa problematica si può ovviare applicando un umidificatore a temperatura ambiente al macchinario. Questo è più importante di quanto possa sembrare, perché l’aria fredda o secca proveniente dalla macchina può aumentare la resistenza nasale a causa della congestione delle mucose. L’applicazione dell’umidificatore può essere costosa, perciò possono essere utilizzati, al posto di questo, degli spray nasali contenenti steroidi o antistaminici. Infine, se la maschera è troppo aderente o addirittura stretta può provocare delle abrasioni sulla cute del naso.
I fastidi provocati da questi ventilatori possono essere facilmente migliorati con degli accorgimenti o adattando al meglio la maschera, rendendo la terapia tollerabile. I problemi più grandi si incontrano a causa dell’ingombro dell’apparecchio che spesso non consente un sonno confortevole e ristoratore e a causa della difficoltà di trasporto del macchinario, soprattutto per i pazienti che viaggiano molto. Infine, il medico può trovarsi dinanzi ad una resistenza alla terapia di tipo psicologico: è difficile per il paziente accettare di dover utilizzare un ventilatore tutte le notti per tutta la vita.
Terapia odontoiatrica
silensor2013-2Il trattamento mediante dispositivi orali delle OSAS si basa sul riposizionamento della lingua e della mandibola in avanti, in modo che diminuisca la tendenza delle vie aeree a ridursi o a collassare durante il sonno. Ci sono due classi di apparecchi e cioè gli apparecchi di riposizionamento mandibolare (MRA; mandibular repositioning appliances) e i dispositivi di fissaggio della lingua. I primi sono di gran lunga più comunemente utilizzati nella pratica clinica, e la quantità e la qualità di studi scientifici che sostengono il loro uso è maggiore che per i dispositivi di fissaggio della lingua.
I dispositivi mandibolari consistono di due bite, uno superiore e uno inferiore che possono essere collegati tra loro in vario modo (braccetti, viti, meccanismi a incastro) e che mantengono la posizione della mandibola in avanti rispetto alla posizione normale.
I dispositivi di fissaggio della lingua invece, vengono tenuti all’interno della bocca dal paziente e portano in avanti la lingua. Questa terapia è sicuramente meno confortevole rispetto al dispositivo di avanzamento mandibolare.
Per entrambi i dispositivi, quello di avanzamento della mandibola e quello di fissaggio della lingua, è importante precisare che devono essere indossati solo durante la notte. Inoltre, l’effetto del dispositivo si esaurisce appena viene interrotto l’utilizzo, quindi, se fabbricato nel modo corretto, non dovrebbero generarsi modifiche dell’occlusione.
L’attrattiva del trattamento odontoiatrico rispetto alle altre modalità riguarda la sua semplicità, la trasportabilità, la mancanza di rumore, la non necessità di una fonte di energia e il costo potenzialmente inferiore. In passato vi era la tendenza a consigliare questo tipo di terapia solo ai pazienti meno gravi. Ad oggi, possiamo dire che le evidenze scientifiche sono orientate sempre più all’utilizzo di questi dispositivi anche in pazienti più gravi, purché siano seguiti attentamente e l’andamento della patologia sia monitorato nel tempo.
C’è anche la possibilità di utilizzare il riposizionatore mandibolare come coadiuvante ad altre terapie. Ad esempio, l’uso combinato di CPAP e dispositivi orali può essere utile in situazioni in cui vi è la necessità di ridurre la pressione della CPAP necessaria per il controllo dell’OSAS.
A lungo termine, si possono notare delle modificazioni nell’efficacia del riposizionatore mandibolare; le cause possono essere connesse a fattori che alterano le proprietà meccaniche delle vie aeree faringee, come il deterioramento delle condizioni del MRA in modo che non mantiene più la posizione protrusa iniziale, o un aumento di peso corporeo con riduzione delle dimensioni delle vie aeree superiori. Tuttavia, questo non sembra essere un grande problema, in quanto l’apparecchio può essere modificato in breve tempo per aumentarne l’efficacia, oppure ricostruito ex novo per rispondere al meglio alle nuove esigenze del paziente.
Gli effetti avversi associati al riposizionatore mandibolare fin’ora riportati sono di portata limitata: aumento di salivazione e dolore ai denti o alle mascelle. Gli effetti collaterali che sono stati riportati a breve termine sono stati di intensità lieve-moderata e la maggior parte dei sintomi si sono risolti entro 3 settimane con l’uso continuato del MAS. Inoltre, quasi il 90% dei pazienti che hanno continuato il trattamento regolarmente ritengono che i benefici del trattamento sono superiori agli eventuali effetti negativi.
Da quanto detto fin’ora, se volessimo stilare un elenco di pro e contro per ogni scelta terapeutica, sicuramente il trattamento odontoiatrico apparirebbe quello più confortevole e con effetti avversi meno importanti. Inoltre, il percorso terapeutico che prevede come prima scelta il trattamento odontoiatrico, per poi prendere in considerazione quello protesico-ventilatorio e solo infine quello chirurgico, appare il percorso più sensato e che meglio risponde al concetto secondo cui devono essere messe in atto dapprima le terapie più sicure e conservative e solo al fallimento di queste bisognerà tentare con terapie più aggressive.

 

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

11 Nov 2013

PERCHE’ CURARE IL RUSSAMENTO

Categoria: Odontoiatria, Ortodonzia, Prevenzione

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Il russamento è sicuramente un problema fastidioso, fonte di ilarità e burle… quello che non tutti sanno è che il russamento spesso fa parte di un problema ben più grande: quello delle apnee notturne e della OSAS.
Sebbene esistano dei “semplici russatori”, ovvero pazienti che non soffrono di altre patologie in associazione al russamento, moltissimi russatori sono anche affetti da OSAS, una patologia caratterizzata dall’interruzione del respiro durante il sonno (apnea). Infatti, OSAS è l’acronimo di Obstructive Sleep Apnea Syndrome, ovvero sindrome delle apnee nel sonno.
Le apnee sono dovute al collasso delle vie aeree superiori durante il sonno. Per capire meglio questo concetto dobbiamo immaginare le vie aeree come un lungo tubo flessibile e dalle pareti non rigide: quando i muscoli che costituiscono la parete delle vie aeree sono “troppo rilassati”, il tubo si chiude, impedendo all’aria di passare.

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IMMAGINE DA : www.cesarearezzo.it

I fattori predisponenti perché questo avvenga sono diversi e possono essere anatomici (obesità, invecchiamento, posizione della mandibola, piccola struttura ossea) oppure neuromuscolari (alterazioni dei recettori della pressione, delle sostanze chimiche nel sangue, dei meccanismi di ventilazione e di quelli del ritmo sonno/veglia).
I motivi primari per cui la patologia si instaura sono complessi e poco conosciuti, ma perché il paziente russatore dovrebbe preoccuparsi di risolvere questo problema?
In genere, i russatori sono ignari delle apnee notturne e ne vengono a conoscenza solo perché spesso il russamento infastidisce non poco il compagno di letto. Per questa ragione, spesso i sintomi sono sottovalutati dai pazienti e le problematiche causate delle OSAS vengono misconosciuti.
Cerchiamo ora di dare risposta alla domanda che tutti ci poniamo quando siamo dinanzi ad una patologia: cosa può provocare? Perché devo curarla?
Abbiamo già detto che l’apnea è una interruzione del respiro durante la notte: è necessario che il soggetto si svegli, anche solo in maniera parziale, perché il respiro possa ricominciare. Questi risvegli spesso sono bruschi accompagnati da un grande sospiro; altre volte sono molto brevi, tanto che il soggetto non ne conserva memoria al mattino; in questo modo il paziente pensa di aver appena concluso una lunga notte di sonno, ma avverte stanchezza e sonnolenza che non riesce a spiegarsi in alcun modo. Tuttavia, al mattino, sebbene stanchi, tutti noi dobbiamo iniziare la nostra giornata, attenti e vigili. La stanchezza che il soggetto che soffre di apnee accumula in maniera cronica, notte dopo notte, può diventare un grosso problema, quando questi si metta alla guida o durante il lavoro.
È importante focalizzare l’attenzione su uno dei rischi più importanti della sonnolenza diurna: il rischio di incidenti stradali. I conducenti di auto che soffrono di apnee hanno il doppio del rischio di essere coinvolti in incidenti stradali.
Inoltre, la privazione di sonno, insieme ai ripetuti episodi di carenza di ossigeno, rallentano tutti i processi cognitivi, abbassando la soglia di vigilanza, la memoria, le capacità critiche e di risoluzione dei problemi, insomma, la vivacità della mente. Il deterioramento delle capacità cognitive può provocare in questi soggetti conseguenze psicologiche, spesso collegate con le relazioni interpersonali lavorative e domestiche, fino a sfociare nella depressione.
Un altro problema importantissimo connesso alle apnee riguarda le conseguenza a livello cardiovascolare. L’ipertensione sistemica si verifica nel 40-60% dei pazienti con apnee notturne e la sua gravità è legata alla gravità della sindrome.. Diversi studi hanno anche dimostrato che il 22-30% dei soggetti con ipertensione sistemica e una grande fetta di pazienti che non traggono molto giovamento dalle terapie farmacologiche tradizionali per l’ipertensione soffrono anche di apnee notturne. Altri problemi cardio-circolatori la cui insorgenza è facilitata notevolmente dalle apnee sono: l’ipertensione polmonare, la cardiopatia ischemica (infarto cardiaco), aritmie, ictus.
Una ridotta libido e/o impotenza sono spesso associate alle apnee notturne. Il 44% dei pazienti con apnee hanno dichiarato un ridotto interesse verso la funzione sessuale e una minore performance. Questa disfunzione sessuale è probabilmente correlata in parte alla sonnolenza diurna o alla depressione associate alle apnee, ma soprattutto (specie nei casi gravi di patologia) a disfunzioni endocrine.
La gravità della apnea del sonno, la sonnolenza diurna, l’alterazione delle fasi del sonno e dell’architettura del sonno, l’obesità, la frammentazione del sonno e l’ipossiemia possono causare una riduzione della qualità della vita, spesso osservata nei pazienti con apnea del sonno in quantità paragonabile a altre malattie croniche.
I dati circa la mortalità associata all’OSAS sono ridotti, ma la maggior parte degli studi suggeriscono una ridotta sopravvivenza a lungo termine, con una diminuzione di 5 anni nelle aspettative di vita dei pazienti con apnee non trattate, soprattutto quando vi sono più di 20 apnee all’ora. Questa differenza è più evidente nei pazienti sotto i 50 anni di età. La principale causa di aumento della mortalità sembra legata alla maggiore insorgenza di problemi cardiovascolari.
I soggetti affetti da apnea del sonno fanno esperienza di una serie di sintomi e squilibri,comprese disfunzioni neuroendocrine, disfunzioni nella vita sessuale, sonnolenza, nicturia, disfunzioni ormonali, che possono avere un forte impatto sulla qualità della vita: il primo passo per interrompere la patologia è sicuramente quello di rivolgersi ad uno specialista per una corretta diagnosi.
Il medico di base, il pneumologo, l’otorinolaringoiatra e il dentista possono aiutare nel definire la patologia e il piano di trattamento.

 

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

24 Dec 2010

Cos’è la cefalometria?

Categoria: Cefalometria, Odontoiatria, Ortodonzia

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Cefalometria

Lo studio delle varie forme dei profili facciali e delle strutture ossee sottostanti che costituiscono il cranio è chiamato “cefalometria” (dal greco “misura della testa”).
Le misure cefalometriche sono possibili grazie alla preventiva localizzazione di specifici punti di rèpere anatomici, di norma utilizzando le teleradiografie del cranio in proiezione laterale, oppure frontale, oppure assiale (ma in questo post abbiamo già discusso della inopportunità di eseguire u tracciato cefalometrico utilizzando quest’ultima proiezione radiografica).
L’operatore individua sulla lastra radiografica alcuni punti anatomici ossei o cutanei, quindi traccia delle rette passanti per tali punti, come pure può ricavare altri punti per costruzione geometrica; quindi misura gli angoli che tali rette formano tra loro, come pure la distanza di alcuni punti tra loro e/o da tali rette.

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Girando per il web mi sono imbattuto in questa richiesta d’aiuto …

Gent.le Dott. … ,
ho bisogno di un suo aiuto, mio figlio di 9 anni ha una terza classe scheletrica, premetto che conosco questo suo problema da quando ha 5 anni, ma i 4 dentisti che l’hanno visto mi hanno detto che bisognava aspettare che cadessero gli 8 incisivi per partire con l’apparecchio, adesso invece scopro che è già tardino…
Reduce di questa esperienza mio figlio è stato già visto da due ortodontiste e mi hanno detto entrambe che ci vuole un espansore palatale e la maschera facciale notturna (anche se i loro pareri sono molto contrastanti riguardo ai tempi: una dice 1 anno/ 1 anno e mezzo e l’altra 2 anni/2 anni e mezzo).

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Vi avviso, sto per iniziare a scrivere un post davvero lungo, ma allo stesso tempo ritengo possa essere di grande importanza. Inizio eh :-)

Vorrei condividere alcune osservazioni circa un articolo apparso su ORTHO TRIBUNE – CLINICA & RICERCA, Ed. Italiana, anno IV n.2 – ott. 2010.
L’articolo ha come titolo “TC Cone Beam e scanner in ortognatodonzia: dalla diagnosi al manufatto”. L’articolo porta le illustri firme di Francesca Bellincioni, Margherita Colombo, Daniela Falzone, Giampietro Farronato, Salvatore Lombardo, Gaia Passaler, Gianfranco Santamaria.

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Durante le feste (Natale, Pasqua, vacanze, etc.), tutti vogliamo essere belli e gradevoli.
Se volete sfoggiare sempre un sorriso bellissimo e splendente, è importante non dimenticare i consigli del dentista!

1. La squadra di combattimento per avere un sorriso perfetto è composta da:
• spazzolino da denti;
• dentifricio;
• filo interdentale;
• scovolino;
• colluttorio (da usare solo all’occorrenza).
Questi sono gli strumenti indispensabili per una igiene orale completa.

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Ricordate che vi ho già scritto di Prevenzione nel post: Check-list per vedere se i denti sono storti?! Bene oggi invece che di prevenzione dei problemi ortodontici e posturali, vi scrivo di prevenzione in ambito oculistico, con particolare attenzione alle implicazioni posturali della funzione oculare.
In ambito oculistico, prima di tutto, il genitore potrà e dovrà osservare se chiudendo gli occhi per 30 secondi migliora la postura, oppure le oscillazioni del corpo diminuiscono. Sappiate che in entrambi questi casi occorre chiedere aiuto a uno specialista.
Inoltre, il genitore come lo specialista potrà osservare il paziente e chiedersi ad esempio:
• Lo sguardo di un occhio risulta ben allineato in altezza rispetto all’altro?
• Un occhio tende a deviare in su o in giù, in alto o in baso durante la fissazione?
• Occludendo un occhio, il soggetto vede bene anche solo con l’altro?
• La testa sta spesso inclinata da un lato oppure ruotata?

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Già nella risposta al commento di Ciro a un mio post scrivevo che la elettromiografia di superficie in odontoiatria è in effetti costituita da una triade di strumenti imprescindibili: l’elettromiografo di superficie, la TENS e il kinesiografo (d’ora in poi semplicemente sistema E.T.K.: chiedo perdono in anticipo se sono forse l’unico ad utilizzare questo acronimo).
Nella risposta per Ciro dicevo anche che si tratta dell’unico sistema, NON INVASIVO, che consenta di TROVARE e soprattutto MISURARE la POSIZIONE SPAZIALE della mandibola nel rispetto della FUNZIONE di tutti i muscoli che contribuiscono ai suoi movimenti.
Inoltre, il sistema E.T.K. consente di misurare lo spazio libero tra le arcate, di misurare la qualità e quantità di qualsiasi movimento della mandibola con la precisione anche sotto il decimo di millimetro, compreso lo spazio esistente tra la guancia e la lingua, e tanto altro ancora.

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Leggendo un sito generalista mi sono imbattuto nel commento di una signora che scrive quanto segue:

“Salve!!! da quando ho iniziato l’ortodonzia (circa 3 mesi) sono iniziati dolori al collo e alla spalla… può dipendere dalla cattiva occlusione? sono in una fase della terapia in cui i denti si sono solo allargati e chiudo male. che ne pansate? a qualcuno è successo? non è che mi raddrizzo i denti per poi soffrire a vita di mal di schiena?

… beh, penso che l’ultima sia una domanda da 10 punti! :-)
Le ultime acquisizioni in materia ortodontica dicono che i denti storti possono essere interpretati come “un compromesso funzionale di problemi lontani”. :-D

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