In questi giorni mi è arrivata la richiesta di eseguire un tracciato cefalometrico sulla RX frontale secondo un Autore che devo ammettere non avevo mai sperimentato fino ad oggi.

Temendo di aver dimenticato (a volte capita), sono andato a rivedere i testi che ho studiato negli anni, ma in effetti non ho trovato quello che stavo cercando: le specifiche per eseguire la cefalometria sulla RX frontale secondo Hewitt (che va sotto il nome di “triangolazione del viso”). Si tratta di un tracciato che l’Autore ha proposto nell’ormai lontano 1975.

Non so a te, ma a me capita spesso di non avere sottomano la bibliografia di riferimento che possa consentirmi di esaudire una specifica richiesta, possibilmente senza dover aggiungere nulla di mio, anche se a titolo di semplice interpretazione. Infatti, devo necessariamente presupporre che il professionista committente sappia esattamente cosa si aspetta di ricevere a seguito della sua prescrizione, pertanto sappia ben valutare eventuali discordanze tra la sua richiesta e la mia risposta.

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24 Dec 2010

Cos’è la cefalometria?

Categoria: Cefalometria, Odontoiatria, Ortodonzia

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Cefalometria

Lo studio delle varie forme dei profili facciali e delle strutture ossee sottostanti che costituiscono il cranio è chiamato “cefalometria” (dal greco “misura della testa”).
Le misure cefalometriche sono possibili grazie alla preventiva localizzazione di specifici punti di rèpere anatomici, di norma utilizzando le teleradiografie del cranio in proiezione laterale, oppure frontale, oppure assiale (ma in questo post abbiamo già discusso della inopportunità di eseguire u tracciato cefalometrico utilizzando quest’ultima proiezione radiografica).
L’operatore individua sulla lastra radiografica alcuni punti anatomici ossei o cutanei, quindi traccia delle rette passanti per tali punti, come pure può ricavare altri punti per costruzione geometrica; quindi misura gli angoli che tali rette formano tra loro, come pure la distanza di alcuni punti tra loro e/o da tali rette.

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Girando per il web mi sono imbattuto in questa richiesta d’aiuto …

Gent.le Dott. … ,
ho bisogno di un suo aiuto, mio figlio di 9 anni ha una terza classe scheletrica, premetto che conosco questo suo problema da quando ha 5 anni, ma i 4 dentisti che l’hanno visto mi hanno detto che bisognava aspettare che cadessero gli 8 incisivi per partire con l’apparecchio, adesso invece scopro che è già tardino…
Reduce di questa esperienza mio figlio è stato già visto da due ortodontiste e mi hanno detto entrambe che ci vuole un espansore palatale e la maschera facciale notturna (anche se i loro pareri sono molto contrastanti riguardo ai tempi: una dice 1 anno/ 1 anno e mezzo e l’altra 2 anni/2 anni e mezzo).

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Vi avviso, sto per iniziare a scrivere un post davvero lungo, ma allo stesso tempo ritengo possa essere di grande importanza. Inizio eh :-)

Vorrei condividere alcune osservazioni circa un articolo apparso su ORTHO TRIBUNE – CLINICA & RICERCA, Ed. Italiana, anno IV n.2 – ott. 2010.
L’articolo ha come titolo “TC Cone Beam e scanner in ortognatodonzia: dalla diagnosi al manufatto”. L’articolo porta le illustri firme di Francesca Bellincioni, Margherita Colombo, Daniela Falzone, Giampietro Farronato, Salvatore Lombardo, Gaia Passaler, Gianfranco Santamaria.

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In questo post abbiamo parlato dell’acquisizione dei dati in cefalometria. Ma l’articolo cui si fa riferimento in quel post risale al 2002, e onestamente non conosco di ulteriori studi sull’argomento.
Ora però vorrei anticipare quello che secondo me a breve sarà una vera rivoluzione nel campo dell’analisi ortodontica, oltre che nella presentazione dei dati cefalometrici in primis, anche di tutti i dati presi in considerazione nella fase di studio preliminare di un caso ortodontico.

Non credete che sarebbe una vera rivoluzione se fosse possibile per chiunque:

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Su questo sito ho trovato un interessante articolo in cui R. Nucera, G. Matarese, G. Cordasco e M. Mazza, già nel 2002 parlavano di una ricerca per valutare comparativamente due metodiche di acquisizione dei dati in cefalometria.
– La prima delle due metodiche prese in esame prevede il classico utilizzo dell’acetato per l’elaborazione tramite PC e tavoletta grafica.
– La seconda metodica prevede la scannerizzazione della radiografia e la conseguente rilevazione dei punti radiografici direttamente dall’immagine radiografica ormai presente sul monitor (pertanto senza eseguire il tracciato delle strutture sull’acetato).

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Lo spunto di quanto sto per scrivere deriva dalle considerazioni che alcuni amici hanno fatto dopo aver letto i post già pubblicati. Ne consegue che oggi vi scrivo dei tre piani dello spazio.

Alle elementari tutti abbiamo imparato che i piani dello spazio sono tre e rappresentano le tre dimensioni: altezza, larghezza, profondità.

Ora, se le radiografie riproducono i piani di osservazione che, per essere definiti piani necessariamente devono essere a due dimensioni (perché manca la profondità), si deduce che per definire in tridimensionale una struttura anatomica riportata su lastra radiografica basterà aggiungere una sola dimensione alle due già presenti su di una qualsiasi lastra radiografica.

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Solo ieri ho scoperto una ghiotta novità che credo sia giusto condividere con tutti gli operatori del dentale, della posturologia e tutti gli utenti. Pochi sanno infatti che ad Andria (Ba) c’è uno studio radiologico attrezzato con delle apparecchiature assolutamente all’avanguardia e di grandissimo interesse.

Tra questi:
DENTALSCAN: esame tac spesso usato per la pianificazione di impianti dentali, oggi abbastanza conosciuto in odontoiatria. Questo esame consente di ottenere in GRANDEZZA REALE una visione nelle tre dimensioni dello spazio dei mascellari, permette cioè di valutare direttamente sulla pellicola (o su supporto informatico) l’altezza, la larghezza e lo spessore dell’osso alveolare; è utile inoltre per individuare infezioni profonde (granulomi e parodontiti intraossee) che possono compromettere la guarigione dell’osso attorno all’impianto. È molto usato anche per la caratterizzazione e il follow-up delle neoformazioni.

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… a proposito di tecniche cefalometriche vorrei continuare a confrontarmi con voi su quelle più diffuse.

Dopo aver scritto della cefalometria di Steiner, che ho voluto sommariamente commentare per prima per i motivi già spiegati, ora vediamo quella di Tweed perché semplice analogamente alla prima e soprattutto perché analizza un aspetto che mette in stretta correlazione le basi ossee dei mascellari con il rapporto occlusale dell’incisivo inferiore, per ricavarne essenzialmente delle utili indicazioni sulla funzionalità linguale.

Ne abbiamo, per esempio che:

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Ne ho tanto parlato, quindi, perché non entrare ad hoc nel merito delle tecniche cefalometriche più diffuse?
Il primo post è dedicato alla cefalometria di Steiner, che credo sia quella più conosciuta, non solo perché la più antica ad essere formulata e insegnata, non solo perché molto semplice da eseguire, quanto soprattutto perché analizza un aspetto che mette in stretta correlazione le basi ossee dei mascellari con il rapporto occlusale descritto da Angle.

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