A voi il nono e ultimo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Si sa, l’alimentazione è un aspetto importante della nostra vita e ogni giorno tv, giornali e internet ce lo ricordano. Ancor di più in questo periodo tanto caldo e nel pieno dell’estate, siamo bombardati da consigli su come mantenerci leggeri, sul consumo di frutta e verdura, sull’assunzione di liquidi e su come incrementare l’assunzione di vitamine e minerali.

Questi consigli sono sicuramente validi, ma spesso sono troppo generici e non tengono conto di due aspetti fondamentali: come i processi industriali rendono dannosi anche i cibi più semplici e come ogni singolo cibo interagisce con la singola persona.

Per ciò che riguarda i processi industriali, basti pensare che gli animali cresciuti negli allevamenti vengono alimentati con mangimi a loro volta industriali e ricchi di antibiotici e psicofarmaci, i quali vengono assunti anche da noi quando consumiamo la loro carne o beviamo il loro latte o latticini e formaggi da esso derivati. Anche i vegetali non sono al riparo dal tentativo dell’uomo di ottenere prodotti più belli a minor costo, per cui frutta e verdura vengono contaminati da antiparassitari e altre sostanze chimiche, così come le farine: la maggior parte del grano è di origine OGM (geneticamente modificato) e le farine sono sbiancate utilizzando cloro ed altre sostanze chimiche, così come il sale.

Quasi tutto ciò che mangiamo è frutto di processi industriali e ritmi non naturali. Tuttavia, chi pensa che mangiare naturale sia impossibile e che porterebbe a ricerche estenuanti si sbaglia: qualche ricerca e un po’ di attenzione potrebbero risolvere il problema. Ad esempio, basta preferire carni e latte (e derivati) di allevamenti in cui gli animali sono liberi di pascolare, come avviene spesso nelle aziende di minori dimensioni. Allo stesso modo, le verdure e la frutta dovrebbero essere consumate secondo la stagionalità ed acquistate presso un fruttivendolo di fiducia che conosca esattamente quali dei suoi prodotti sono trattati e quali no. Infine, è sempre da preferire il corrispettivo più grezzo di quello che normalmente utilizziamo: zucchero di canna, sale integrale, farina integrale, ecc.

Ma perché tanta importanza all’alimentazione? Semplice: chi mangia bene vive più a lungo e gode di una migliore qualità della vita. Infatti molti studi dimostrano che negli ultimi anni vi è stato un incremento notevole delle intolleranze e delle allergie alimentari proprio a causa delle manipolazioni che i cibi subiscono. A volte però, queste intolleranze sono troppo lievi per essere “scoperte” dai normali test che si fanno per mezzo di analisi del sangue e in più i sintomi più frequenti non sono solo dolori addominali, nausea, gonfiore o difficoltà a dimagrire, cioè sintomi che ci portano ad indagare l’aspetto alimentare, ma anche sintomi come mal di testa, stanchezza cronica, irritabilità e difficoltà di concentrazione, insieme ad altri che non riguardano l’apparato gastrointestinale e perciò non ci spingono ad indagare questi aspetti.

Come sapere se vi sono intolleranze non messe in evidenza dai normali test sul sangue ma che influenzano il nostro benessere? Negli ultimi anni sono è stato messo a punto il sistema delle metasostanze. La novità di questo sistema consiste nell’analizzare le onde elettromagnetiche che il nostro corpo emana e nel metterle a confronto con quelle emanate dai cibi più comuni. In questo modo è possibile analizzare il modo in cui il nostro organismo interagisce con il singolo alimento e come questo influenza il nostro metabolismo; è sorprendente notare che questa analisi è eseguita su dei semplici capelli o peli o su saliva, senza prelievi di sangue, e che consente di stabilire quali sono gli alimenti che influiscono più o meno negativamente sul nostro corpo e di conseguenza sulla nostra qualità di vita.

 

Dr.ssa Frnacesca D’Addabbo

A voi l’ottavo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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È ovvio, gli occhi sono organi importanti per la vita quotidiana. Tuttavia, gli occhi non servono solo per guardare, ma sono importanti anche per la regolazione della postura di tutto l’organismo. Per questa ragione, uno sportivo dovrebbe curare al meglio la propria vista, sia per “vedere bene” sia per mantenere ottimale la propria capacità fisica.

Come abbiamo già accennato in un altro articolo, i nervi oculomotori, ovvero i nervi che sono innervano i muscoli che ci permettono di muovere gli occhi, passano attraverso le prime vertebre cervicali, e qui influenzano la postura del collo stesso e della lingua; inoltre, il sistema visivo ha delle importanti connessioni con il sistema limbico, cioè quella parte del cervello in cui nascono e vengono modulate le emozioni.. Ogni volta che i nostri occhi si muovono, vengono stimolate le terminazioni dei muscoli degli occhi, le quali interagiscono con i muscoli del collo, dando loro l’ordine di contrarsi e modificare la posizione della testa. A seguito di questo, si è potuto mettere in relazione ogni difetto di vista con una postura del capo “preferita”. Ad esempio, si è notato che i soggetti miopi (che non vedono bene da lontano) tendono ad avere una postura con il mento protratto, per cui si dice che “guidano con il mento”; mentre i soggetti ipermetropi (che vedono più dei classici 10/10 da lontano, ma hanno dei difetti di vista da vicino) tendono ad inclinare la testa in avanti e a “attaccare con la fronte”; allo stesso modo, gli astigmatici (che hanno una vista da vicino sfocata) inclinano la testa, e così via per altri difetti di vista.

Tuttavia, non è solo la capacità di mettere a fuoco da vicino o da lontano che influenza la nostra postura, ma anche il modo in cui i nostri due occhi interagiscono tra loro per permetterci di costruire un’immagine unica attraverso le informazioni ricevute da due occhi.

La nostra è, di norma, una visione binoculare, in cui i due occhi devono coordinarsi tra loro per svolgere una funzione perfetta e delicata. Quando questo non avviene, possono verificarsi diverse problematiche, tra cui i difetti di convergenza, le forie e lo strabismo. Sono questi i difetti che maggiormente influiscono sulla postura e sulla pratica sportiva.

Per difetti di convergenza si intendono tutti quei difetti causati, appunto, dalla non simmetria degli occhi nel ruotare verso il naso quando si osserva un oggetto di fronte a noi. Questi difetti, a seconda dell’entità sono detti forie o strabismi. Sebbene lo strabismo sia abbastanza conosciuto dalla maggior parte delle persone, le forie vengono spesso ignorate, poiché sono strabismi latenti, non visibili ad una semplice visita clinica.

Per sapere se si soffre di difetti di convergenza è utile recarsi da un optometrista o da un ortottista, meglio se esperto in ambito posturale. Questi difetti possono essere risolti prima che sfocino in strabismi conclamati, attraverso la pratica di ginnastica oculare, la quale è, in genere,semplice e poco impegnativa.

Questi semplici esercizi, miglioreranno la tua visione binoculare e la tua pratica sportiva, interagendo con il sistema posturale e di equilibrio.

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

A voi il settimo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Per molto tempo, la bocca è stata considerata una porzione del nostro organismo poco importante, finché si è compresa l’importanza di questo apparato e si è iniziato a studiarlo. Oggi, conosciamo le correlazioni che la bocca ha con l’intero organismo e conosciamo il suo importante ruolo dal punto di vista posturale e sportivo. Un organo che subisce lo stesso destino è la lingua, sebbene oggi si faccia sempre più attenzione a come questo organo interagisca con la postura e con le funzioni cognitive.

Come abbiamo già specificato in un articolo precedente, l’occlusione è in grado di influenzare moltissimo la postura e la pratica sportiva. Pochi sanno però che la posizione dentale e la crescita delle ossa del volto sono correlate strettamente alla funzione linguale. Questo dettaglio è spesso tenuto in poco conto dai clinici ed è spesso causa di recidive ortodontiche, dopo anni ed anni di cure con apparecchi ortodontici. Per questa ragione, il trattamento delle malocclusioni dovrebbe essere accompagnato da esercizi volti alla riabilitazione della funzione linguale.

Tuttavia, la lingua non influenza solo la bocca stessa, ma ha effetti anche a livello della cervicale e a livello oculare, e tramite questi organi, gli effetti della funzione linguale si ripercuotono sull’intero organismo.

Per spiegare questi effetti, dobbiamo tenere conto del fatto che la lingua è innervata da molti nervi, tra cui uno chiamato ipoglosso. Questo nervo, a sua volta, è formato dal alcune fibre nervose che passano dalle prime vertebre cervicali (C1 e C2).

A questo livello vi sono anche i nervi che innervano i muscoli del collo e della base del collo: in questo modo, la postura della cervicale è influenzata dalle funzione linguale e alcuni disagi e dolori muscolari avvertiti in quella zona possono dipendere da una postura linguale scorretta.

A questo livello, inoltre, vi sono i nervi che poi andranno ad innervare i muscoli oculomotori, cioè i muscoli che ci permettono di muovere gli occhi. Ecco trovata la ragione per cui la funzione della lingua influenza ed è influenzata dagli occhi, e può causare mal di testa nella zona sopraoculare, oltre che difetti di convergenza (cioè difetti nel nostro modo di fondere insieme le immagini catturate separatamente da due occhi) e forie (cioè strabismi latenti, impossibili da valutare senza test specifici).

Ancor meno risaputo è il ruolo che la lingua ha nei confronti delle capacità cognitive. La lingua, durante la giornata, dovrebbe appoggiarsi al palato, e la punta della lingua dovrebbe trovarsi poco dietro gli incisivi superiori, in una zona chiamata “spot”. In questa regione si trovano alcuni esterocettori, ovvero organelli che ci mettono in comunicazione con il mondo esterno, che vengono stimolati dalla lingua quando è poggiata lì.

Nella stessa zona emerge il nervo naso-palatino: questo nervo corre nel palato, all’interno dell’osso e solo in quella regione esce dall’osso per innervare la mucosa del palato. Dobbiamo tenere conto che questo nervo, dopo aver preso informazioni dal palato, attraverso complesse vie nervose, va a portare queste informazioni nelle regioni del cervello adibite al controllo della sfera emotiva, dell’apprendimento, della memorizzazione e dell’attenzione (sistema limbico) e anche alle zone che controllano la regolazione metabolica ed ormonale (ipofisi).

Appare chiaro quindi come la postura della lingua sia importante non solo per una corretta postura e per un miglior risultato sportivo, ma anche per il benessere dell’intero organismo, per la funzione visiva e per le funzioni del nostro cervello.

Vuoi sapere se la tua lingua funziona nel modo corretto? Rivolgiti ad un dentista competente o ad un terapista miofunzionale per una visita approfondita!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

03 Feb 2014

HAI MAI GUARDATO SOTTO LE TUE SCARPE? – 6

Categoria: Posturologia, Sport

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A voi il sesto appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Se la risposta a questa domanda è sì, forse avrai notato che le suole della scarpa destra e di quella sinistra non sono consumate nello stesso modo. Questo è il primo segno che i tuoi piedi non funzionano in maniera simmetrica.

Prendere in considerazione fattori come l’appoggio plantare e la distribuzione del carico sul piede è di fondamentale importanza per  tutti noi, ma soprattutto per gli sportivi: da questi fattori infatti dipende il benessere delle articolazioni dell’arto inferiore, oltre che l’assetto posturale in senso più ampio.

L’analisi di questi aspetti è molto utile per l’atleta professionista e ancor di più per lo sportivo amatoriale, che spesso si ritrova a giocare su campi non adeguati e che non può sempre contare su una preparazione atletica ottimale; ancora maggiore è la necessità quando la pratica prosegue nel tempo: alle continue sollecitazioni si aggiungono la minor elasticità tendinea e i traumi già subiti.

In queste condizioni l’ottimizzazione dell’appoggio plantare diventa una priorità non più rimandabile e l’utilizzo di un plantare adeguato può migliorare la prestazione atletica, salvaguardare le strutture anatomiche della gamba e armonizzare l’organismo nel suo insieme.

A questo punto però, è importante spendere alcune parole in merito agli esami da eseguire per valutare l’effettiva necessità del plantare e come questo deve essere realizzato.

Spesso l’analisi dell’appoggio plantare si limita esclusivamente all’esame valutativo della distribuzione del peso di un paziente fermo in piedi su di un’apposita pedana e sebbene questo esame sia sicuramente valido, non può essere considerato assolutamente esaustivo. Infatti la condizione a cui sottoponiamo i nostri piedi per la maggior parte della giornata non è quella statica, cioè fermi in piedi, ma è soprattutto quella dinamica, ovvero durante il cammino, e perciò è questa la condizione più importante da indagare attraverso l’analisi del passo. Questa analisi guarda come avviene l’appoggio plantare durante tutte le fasi del passo e svela eventuali difetti che potrebbero sovraccaricare le strutture del corpo che si trovano al di sopra del piede.

A questo punto appare chiaro come l’aspetto più importante del nostro organismo sia quello dinamico. Allo stesso modo il plantare (o la soletta) deve tenere conto di questo aspetto e correggere quindi sia il passo sia il modo di tenere i piedi quando siamo fermi. Per questa ragione, è importante che ciò che si va ad inserire nelle calzature sia in grado non di compensare i nostri difetti, ma di dialogare con la muscolatura in maniera da superarli definitivamente.

Lo strumento più utile per ottenere questo “dialogo” è sicuramente la soletta funzionale propriocettiva. Questa viene realizzata con materiali differenti e per questo motivo, quando viene indossata, ci si accorge della presenza di zone più dure o più spesse, a seconda della parte del piede che deve essere stimolata.

Questo presidio permette la ridistribuzione del peso sul piede in statica e in dinamica, correggendo i difetti del passo e dell’appoggio plantare, con sicuri benefici per tutto l’organismo.

Per queste ragioni, il plantare è un valido alleato per chiunque pratichi sport o semplicemente cammini molto; inoltre è un grande aiuto per chi già mostri asimmetrie nell’appoggio e per chi lamenti dolori ai piedi o alle articolazioni della gamba.

A voi il quinto appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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È una notizia che arriva dall’Università di Stanford: chi ha una buona qualità del sonno, e dorme circa 10 ore per notte,  colleziona migliori risultati sportivi. Ecco, dunque, 10 regole d’oro per migliorare il tuo sonno.

  1. Vai a letto e alzati sempre alla stessa ora, ma evita di andare a letto se non hai sonno: il sonno non può essere forzato
  2. Dormi il giusto numero di ore, a seconda delle tue necessità
  3. Usa il letto solo per dormire, non per guardare la tv o mangiare
  4. Evita i “pisolini” durante la giornata ed evita di addormentarti davanti alla tv prima di andare a letto
  5. Nelle ore serali non fumare, non bere alcolici, né bevande contenenti caffeina o teina e consuma un pasto molto leggero. Inoltre, svolgi attività rilassanti e poco impegnative
  6. Dormi in un letto comodo e in un ambiente confortevole
  7. In camera da letto non dovrebbero esserci apparecchiature elettroniche e la temperatura non dovrebbe essere né troppo calda né troppo fredda
  8. Fai sport durante il pomeriggio, ma evitalo in tarda serata
  9. Se ti svegli prima che suoni la sveglia, alzati e inizia la giornata
  10. Quando non riesci a dormire, alzati e cammina oppure leggi un libro poco impegnativo o fai un bagno caldo

Nonostante il rispetto di queste regole, in alcuni casi potrebbe risultare ancora difficile avere un buon sonno, a causa di problemi fisici, quali: sindrome delle gambe senza riposo, insonnia, parasonnie. Tra questi problemi, il più diffuso è la sindrome da apnee ostruttive del sonno, conosciuta come OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome). Questa sindrome si manifesta con russamento e apnee che si verificano durante il sonno, seguite da risvegli o micro-risvegli che impediscono un sonno continuo. Le conseguenze di questa sindrome per la salute sono molte: sonnolenza diurna, stanchezza cronica, pressione alta, conseguenze a livello cardio-circolatorio, difficoltà cognitive, scarsi livelli di attenzione, depressione e diminuzione della libido.

Le scelte terapeutiche per smettere di russare possono essere diverse. La più diffusa prevede l’utilizzo da parte del paziente di un respiratore durante la notte, il quale spinge aria nelle vie aeree impedendo che queste si chiudano, e impedendo così che si verifichi l’apnea. Tuttavia, questa soluzione di solito è poco confortevole e mal accettata dai pazienti, in particolar modo da quelli più giovani.

Un’alternativa è rappresentata dall’intervento chirurgico. Questo può essere eseguito su diversi organi, coinvolti nella genesi della apnee; i più frequenti sono gli interventi a carico del setto nasale e del palato molle. Purtroppo, però, quale che sia l’intervento eseguito, studi scientifici dimostrano che questi non sono particolarmente efficaci e che spesso il paziente, dopo essersi sottoposto a questi é costretto comunque a sottoporsi ad altre terapie meno invasive.

La terapia meno invasiva in assoluto è quella odontoiatrica. Sebbene questa terapia non sia molto diffusa, poiché necessita di una conoscenza profonda della problematica da parte dell’operatore, i risultati sono entusiasmanti. La terapia odontoiatrica prevede l’utilizzo di due byte realizzati su misura, uno superiore ed uno inferiore, uniti tra loro da due braccetti. Questi byte, da usare esclusivamente durante il sonno, portano leggermente in avanti la mandibola, impedendo in questo modo alle vie aeree di chiudersi.

È bene ricordare che una buona giornata inizia sempre da un sonno di qualità. Per questa ragione, rispetta le regole del buon sonno e consulta un medico/odontoiatra specializzato che possa rispondere a ogni tua domanda.

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

A voi il quarto appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Per uno sportivo è importante avere un’ottima vista in libertà! Per uno sportivo quindi gli occhiali possono essere di grande impaccio, oltre che risultare pericolosi durante la pratica sportiva, poiché potrebbero cadere (lasciando l’atleta non più in condizioni ottimali), o rompersi sul viso durante la caduta o a seguito di un contrasto con l’avversario.

La prima soluzione a questo problema può essere l’utilizzo di lenti a contatto. Tuttavia, spesso queste non sono ben tollerate e possono causare fastidi, ad esempio durante una giornata ventosa, o in ambienti particolarmente secchi, o se l’atleta svolge la sua attività a contatto con l’acqua o in ambienti polverosi, o semplicemente ha una scarsa lacrimazione (occhio secco).

All’uso delle lenti a contatto e degli occhiali, tanti tra sportivi e non, optano per la chirurgia laser. Ormai conosciutissimo, questo metodo non è esente da problematiche e da effetti negativi a lungo termine.

Nessun intervento chirurgico, infatti, può essere considerato esente da rischi, nemmeno quando sia realizzato da un chirurgo esperto e da un’équipe qualificata. Secondo la FDA (Food and Drugs Administration), tra gli effetti a medio termine possono esservi sindrome da occhio secco (con conseguente visione offuscata), disturbi visivi in generale (visione doppia, abbagliamento, aloni, soprattutto di notte o in zone di scarsa illuminazione), vision loss (perdita irreversibile in linee di visione, non correggibile con occhiali né lenti a contatto), visione diminuita nel tempo (circa il 20%). Inoltre, non vi sono studi a lungo termine sulla sicurezza della chirurgia laser, poiché il primo intervento ha avuto luogo solo nel 1998.

Naturalmente, non vogliamo demonizzare la chirurgia, poiché sono molti i pazienti soddisfatti. Tuttavia, esistono metodi meno invasivi, più sicuri e testati da più tempo, uno su tutti, l’ortocheratologia.

L’ortocheratologia nasce negli anni ’60 ma approda in Italia solo negli ultimi anni, dopo lunghe sperimentazioni e monitoraggio a lungo termine. Purtroppo, in Italia, oggi sono pochi i clinici che utilizzano l’ortocheratologia, perché necessita di una conoscenza profonda della tecnica e della frequenza a corsi specialistici.

Questa è una tecnica non chirurgica con cui è possibile correggere, variare o addirittura eliminare un difetto di vista, e di conseguenza migliorare l’acuità visiva. L’ortocheratologia è particolarmente comoda per il paziente, in quanto consiste nell’applicazione, durante il sonno, di lenti a contatto rigide gas-permeabili (RPG). Al risveglio, le lenti vengono rimosse ed il paziente è in grado di vedere bene senza alcun ausilio. I risultati si ottengono dopo circa due notti di utilizzo, sebbene, per i difetti più importanti, sia necessario più tempo.

Questo effetto sorprendente si ottiene perché la superficie della cornea (la parte più esterna dell’occhio) possiede un certo grado di plasticità. Le lenti sfruttano questa proprietà e modificano leggermente, in meniera reversibile, la forma della superficie di questo organo, permettendo una visione perfetta. Un altro punto a favore da notare è la reversibilità della tecnica: in caso il paziente decida di non voler più utilizzare questa tecnica, può farlo serenamente, ed in poco tempo la sua condizione tornerà quella precedente al trattamento.

Sicuramente, questo è il miglior modo per vedere bene, in totale sicurezza e senza fastidi, altamente consigliato a tutti gli sportivi … e non!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

30 Jan 2014

BOCCA: TIMONE DELL’ORGANISMO – 3

Categoria: Sport

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A voi il terzo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Pochi sanno che il cavo orale ha una grande influenza sul resto dell’organismo e questo è particolarmente vero quando si parla della pratica sportiva, soprattutto a livello agonistico.

In che modo questo influenza lo sport?  Quali sono i presidi che potrebbero migliorare la pratica sportiva?

–          Posizione mandibolare e contatti dentali: i byte

La posizione della mandibola può creare una serie di compensi “discendenti”, ovvero delle modificazioni dell’assetto muscolare che si ripercuotono dalla bocca verso il basso (cervicale, schiena, bacino, ginocchia e piedi). Il Dr Bernkop, luminare in materia, considera la mancanza di stabilità occlusale come un motivo di dispendio di energie, pari allo scivolamento del piede in appoggio o uno sbilanciamento del coordinamento tra muscoli agonisti e antagonisti, che potrebbe essere causa di incidenti, strappi muscolari ripetuti o performance non brillanti. Questi avvenimenti si hanno a causa sia di equilibri muscolari, sia perché la mandibola è innervata dal nervo Trigemino, il quale raccoglie informazioni sulla posizione della mandibola, che vengono poi elaborate e dal cervello e utilizzate per l’organizzazione posturale dell’organismo.  E’ quindi  comprensibile l’importanza non solo dei contatti dentali, ma soprattutto della posizione della mandibola. Ne consegue che, quando la posizione della mandibola è modificata dalla presenza di un byte, bisognerebbe accertarsi che la nuova posizione sia armonica con tutto l’organismo. Purtroppo, vi sono pochissimi strumenti che possono dare questa certezza, e il “senso clinico” non sempre è in grado di cogliere queste sfumature al 100%. Una procedura che permette un’analisi del sistema bocca-collo-organismo intero è quella che prevede l’utilizzo dell’elettromiografia di superficie (da non confondere con quella ad aghi, utilizzata in fisioterapia), della chinesiografia e della TENS. La prima fornisce informazioni sullo stato muscolare del paziente, la seconda mostra come la mandibola si muove e se l’articolazione temporomandibolare (quella che unisce la mandibola al massiccio facciale) è sana. La TENS, infine, interroga i muscoli e l’articolazione, mostrando quella che dovrebbe essere la posizione della mandibola più corretta per tutto l’organismo, che non causi tensioni né dolori. In base a queste informazioni è possibile realizzare byte comodi, efficaci e che migliorino le prestazioni sportive.

–          Lingua e deglutizione: elevatori linguali e terapia miofunzionale

Un altro aspetto importante, di cui spesso ci si dimentica, è quello della funzione linguale. La lingua, per la sua innervazione, è strettamente correlata con la cervicale, con l’intera colonna vertebrale e con le funzioni cognitive. Studi condotti dal Dr Ferrante e dal Dr De Cicco hanno dimostrato come la correzione della postura linguale può migliorare una scoliosi, oppure migliorare l’equilibrio in pazienti affetti da halzheimer e parkinson. Se la funzione linguale è così importante per pazienti compromessi a tal punto, è facile immaginare quanto possa fare nel migliorare le prestazioni in pazienti già sani in partenza. Uno strumento utile per migliorare questi aspetti è l’elevatore linguale. Anche questo può essere (e dovrebbe essere) realizzato con la procedura già citata che prevede l’utilizzo di elettromiografia di superficie, chinesiologia e TENS. Infine, una terapia fondamentale per ripristinare una funzione linguale è la terapia miofunzione, ovvero una terapia fatta da esercizi che il paziente deve eseguire a casa per alcune settimane, che hanno lo scopo di “insegnare alla lingua” la postura corretta e come dovrebbe muoversi durante la deglutizione e non solo durante la fonazione, perciò molto diversa dalla normale logopedia. Infine, non dimentichiamo che queste considerazioni devono inserirsi in un’analisi più ampia dell’intero organismo: posturale, optometrica, podalica, osteopatica, ecc.

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

29 Jan 2014

POSTURA: ESPRESSIONE DELL’INTERO ORGANISMO – 2

Categoria: Sport

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A voi il secondo appuntamento con gli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Sebbene la posturologia sia un argomento attualissimo, era oggetto di vivaci discussioni scientifiche già nel 1800. Charles Bell, nel 1837 scriveva: “come riesce un uomo a mantenere una postura eretta o inclinata contro il vento che soffia su di lui? È evidente che egli possiede un senso attraverso il quale conosce l’inclinazione del proprio corpo e che possiede l’attitudine ad aggiustarla e correggere ogni scarto in rapporto alla verticale”. Il ‘senso’ che regola la giusta inclinazione è la ‘postura’.

Nel tempo, molte sono state le riflessioni sulla materia. Ad oggi, sebbene i risultati sperimentali continuino a essere controversi, i risultati clinici invece sostengono che la postura ha un ruolo importante nel determinare il rendimento sportivo e il benessere dell’individuo. La chiave di volta è il termine ‘ergonomia’: un corpo può dirsi in armonia quando ogni movimento e ogni compito è svolto utilizzando la minor quantità di energia possibile (massima efficienza con il minimo sforzo). Appare chiaro che chi riesce ad eseguire un compito, ad esempio rimanere in equilibrio, utilizzando una minor quantità di energia, avrà maggiori energie da poter utilizzare in altri compiti. In poche parole, potrà lavorare di più stancandosi meno: un aspetto fondamentale per chi fa sport!

Il lavoro del posturologo, quindi, non è quello di risolvere il problema del paziente, ma di individuare quale sia questo problema e le sue cause primarie. Attraverso l’osservazione e la misurazione, il posturologo individua i distretti del corpo che non sono in equilibrio e in armonia con gli altri. Poi, attraverso test e interrogazioni ai singoli distretti, individua la causa del problema. Così è possibile risolvere dapprima i problemi che causano la disfunzione, per poi dedicarsi al riequilibrio degli altri distretti poiché tutti i nostri organi sono in relazione tra loro e la disfunzione di uno solo di questi può portare allo squilibrio di tutti gli altri. Per questo, il posturologo lavora sempre in team, per condividere la visione globale dell’organismo.

Gli specialisti che compongono questo team, dovrebbero essere professionisti che, pur conoscendo in maniera approfondita le relazioni tra le parti dell’organismo, si occupano della terapia di uno solo di questi distretti e sono capaci di lavorare in sinergia, con un unico scopo comune: il benessere al 360°.

Sebbene sia difficile, è importante per il paziente scegliere lo specialista che abbia queste qualità, che spieghi alla persona quali sono i problemi da risolvere e che sappia comunicare con i colleghi che si occupano di altri distretti, piuttosto che interessarsi solo del proprio, come purtroppo accade spesso con gli specialisti che siamo abituati ad incontrare.

 

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

28 Jan 2014

LA SALUTE CHE FA BENE ALLO SPORT – 1

Categoria: Sport

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Inizia oggi una serie di appuntamenti, nove circa, in cui vi proporremo degli articoli già pubblicati su “La Gazzetta dello Sport-ing” e firmati dalla Dott. ssa Francesca D’Addabbo.

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Si sa, lo sport fa bene alla salute, ma pochi sanno che per praticarlo al meglio, a livello agonistico e amatoriale, è necessario avere un corpo sano e in equilibrio.

Un famoso detto recita: “La bravura dei singoli crea una forte squadra”. Allo stesso modo, il perfetto funzionamento del nostro corpo è frutto del contributo di ogni organo, di ogni cellula e dell’armonia che c’è tra queste. Così, al controllo motorio e ai risultati sportivi contribuiscono i muscoli e la mente, ma anche gli occhi, la bocca, i piedi, l’orecchio, le articolazioni, la pelle e così via.

Per questo motivo abbiamo pensato di creare questa rubrica dedicata a sport, salute e benessere. Settimana dopo settimana proporremo dei consigli pratici per mantenersi in forma e per controllare il corretto funzionamento del corpo, ma soprattutto, cercheremo di spiegare le relazioni che ci sono tra le parti del nostro organismo. In più, ci occuperemo ogni volta di un aspetto specifico del nostro corpo e di come questo influenzi i risultati sportivi.

Nel prossimo articolo parleremo di posturologia, la scienza che studia l’organismo nel suo complesso, e di ‘terapia integrata’, che si occupa di riequilibrare il corpo secondo i principi del benessere globale e dell’ergonomia.

Negli articoli successivi approfondiremo altri aspetti del nostro corpo e alcuni elementi particolarmente importanti nel determinare il benessere della persona e il rendimento sportivo, ad esempio:

–          Occlusione – il rendimento fisico è correlato all’armonia della nostra occlusione, poiché la presenza di contatti dentali non bilanciati genera dispersione di energie fisiche.

–          Vista – È intuitiva l’importanza della vista durante la pratica sportiva, sebbene spesso venga ignorata la valutazione della posizione dell’asse degli occhi e lo sforzo muscolare necessario per guardare con due occhi un oggetto singolo, producendo nel nostro cervello una sola immagine. Un altro aspetto da non dimenticare è la necessità di poter praticare sport senza la scomodità degli occhiali da vista.

–          Piede – Un altro recettore del nostro organismo che influenza la nostra vita e lo sport è il piede, il quale è implicato nell’equilibrio e nell’armonia della colonna vertebrale, durante la stazione eretta o seduta, mentre siamo fermi o in movimento.

–          Sonno e Alimentazione – Altri aspetti da tenere in considerazione per un buon rendimento fisico sono quelli riguardanti il sonno e l’alimentazione, i quali rappresentano due importanti fonti di energia per il corpo e per la mente, determinanti per raggiungere livelli di concentrazione adeguati.

A questi si aggiungono altri aspetti del nostro organismo spesso dimenticati, utili nel migliorare il rendimento di tutti muscoli: l’analisi della postura e della funzione linguale, e la valutazione delle cicatrici.

Se volete conoscere meglio il vostro corpo, se volete imparare a prendervene cura per una migliore resa sportiva o anche solo per un benessere totale,  continuate a seguirci durante le prossime settimane!

Dr.ssa Francesca D’Addabbo

Qui a seguire riportiamo l’articolo pubblicato sul periodico “La voce del paese”  – anno V, N 14 – 13 dicembre 2013 – Edizione Gioia del Colle – inerente il “Progetto Salute Orale a Scuola” promosso da Ortomedical Centro Dentale e Terapia Integrata nella persona della Dott.ssa Francesca D’Addabbo.

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